"Lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Da anni sono lontano, per motivi di lavoro, dalla mia città (Messina). Non ci torno da qualche anno perché ovviamente la mia vita è altrove, ma ovviamente mi mancano tante cose del posto in cui sono cresciuto. Una delle cose che faccio ogni fine settimana è sapere cosa ha fatto il Messina, la squadra di calcio della città, che seguivo con mio padre al "Celeste", sin da quando ero piccolo. Mio padre, ai tempi di Scoglio e Massimino, era più che un tifoso, dava una mano alla società (Schillaci, lo stesso professore e tanti altri erano spesso da noi o a mangiare o in negozio in piazza Antonello). Quando Massimino rilevò la società fummo i primi a saperlo. Sapevamo che Scoglio voleva Catalano e Romolo Rossi per affiancarli a un gruppo di veri uomini. Sembravano dei pazzi, ma alla fine ci portarono agli anni d'oro della gioventù e dei sogni, quelli veri. Era una epoca d'oro e non lo sapevamo. Ero stato con mio papà an...
Da dove viene e quale è la storia del termine #maranza? Questa è la storia di una parola che ha cambiato vestiti, quartiere e nazionalità. Ma soprattutto è diventata un magnifico alibi per tutti. C'era una volta il maranza? Si perché c'era già una volta. Era italiano. Italianissimo. Si chiamava magari Gianluca, Massimiliano o Fabrizio. Aveva la camicia aperta fino all'ombelico, una catena d'oro che avrebbe potuto ancorare una petroliera, il gel nei capelli e un'autoradio capace di provocare un terremoto di magnitudo 6. Frequentava le discoteche, parcheggiava in doppia fila, importunava le ragazze e si esprimeva con un vocabolario che oscillava tra «figa» e «minchia». Tra diminutivo e rafforzativo. Era un povero scappato di casa, un antenato del disagiato. Ma esisteva. Era un coglione. Ma un coglione Made in Italy. E quindi, tutto sommato, patrimonio nazionale. Nessuno convocava un Consiglio dei ministri. Nessuno chiedeva l'intervento dell'esercito. Nessu...