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Liguria, visitando paesi ostili

 Le temperature si sono alzate, la notte a Milano è calda.


Troppo calda. All'improvviso la zanzara, l'unica sopravvissuta al Vape, ti ricorda che hai un orecchio al quale rivolgere il proprio canto insopportabile.


Quel ronzio che , legato anche al tempo che passa, ti costringe a svegliarti.

Bestemmiando.


Anche se non sei credente.


Perché se Dio esiste, sinceramente qualcosa l'ha sbagliata, altro che infallibile.


Le prime ondate di caldo che ti fanno svegliare sudatissimo e desideroso di fare una pipì liberatoria che ormai non puoi più trattenere.


Alla tua età, alla mia età, la prostata è un nemico invisibile che ti impedisce il sonno.

 Insieme alla zanzara, che hai la necessità di sterminare, e collegata al caldo insopportabile che quest'anno è aumentato per colpa di questo cazzo di impalcature, che quei coglioni del mio condominio hanno deliberato per fare le facciate.


E pensi che quest'anno avresti messo finalmente l'aria condizionata in casa, ma hai scelto l'anno sbagliato e non solo perché ritorna "El Nino", che non è un cantante da tormentone estivo tipicamente spagnolo che ti racconta quanto è caliente il sole e quanto è enorme la sua passione e il pisello che racconta agli amici di possedere: è l'ondata di caldo che aspetti, con terrore, dal 2003.


Aggiungi che il tuo vicino, una nota ed immensa testa di cazzo, vessato da sua moglie che si sfoga su una povera figlia femmina facendole suonare sempre la stessa nota al piano da sette anni, è il "direttore artistico" del lavori in condominio.


Siamo gli unici che non hanno usato il super bonus, e abbiamo un direttore artistico, manco fossimo un concerto.


Che poi questo concerto è completato, oltre che dalla zanzara, dal caldo, dal direttore artistico e la povera figlia che pigia lo stesso tasto e che non diventerà mai una pianista, ma al massimo sterminerà la sua famiglia, da una anziana ultracentenaria che confina con la mia stanza e che ha la simpatica abitudine di urlare di notte chiamando una figlia , anch'essa seguita dai servizi sociali dopo avere incendiato dolosamente la sua casa precedente.


Questi circo della sofferenza estiva è il motivo per cui Gaza diventa un luogo di relax, e la terza guerra mondiale unica possibilità per avere un minimo di spazio.


E allora arriva la Liguria. Con la sua ostilità interiore,  con il suo affabile modo di essere.


Hai una casa lì, evidentemente occupata con qualche forza perché se no non si spiega, e diventa la tua fuga. Il tuo ultimo avamposto prima della follia.


L'hai apprezzata per i suoi silenzi d'inverno, la uso come necessità per sfuggire al vicinato milanese.


La prima cosa che impari in Liguria è che il ligure non ti odia.


Ti tollera con dolore.


È diverso.


Tu arrivi felice, col finestrino abbassato, il mare negli occhi e una qualunque musica nelle casse della tua auto.


Oppure scegli il treno, che però, quando arrivano i week end dei balneari, diventa un carro bestiame dove possono capitare due cose:


1) Un carro bestiame pieno di gente che non siava, bambini maleducati che frignano, vecchiette che parlano al cellulare urlando perché totalmente sorde. In tutto questo troverai finestre serrate con il cemento armato e aria condizionata che non funziona.


2) se parti invece di sera, troverai una aria condizionata che è così fredda che pensi sia arrivata finalmente la glaciazione.


Intanto sei comunque, con qualunque mezzo , arrivato.


E trovi il ligure.

Con il suo mugugno.

Con la sua ostilità.



Lui ti guarda dal balcone come si guarda un’invasione barbarica.



Non parla. Valuta.

“Da dove vengono questi.”


"Chi è le" (ci vivo da diversi anni ma va bene)


Eppure Pietra Ligure è bellissima.


Di quella bellezza subdola, elegante, silenziosa.

Non ha bisogno di convincerti.


 Ti lascia lì, davanti al mare piatto di gennaio, con quel cielo azzurro-grigio che sembra dipinto da uno che aveva appena litigato con la vita.


E tu capisci subito una cosa:

i liguri non sono freddi.



Sono economici anche con le emozioni.


La Liguria è una terra incredibile.


Capisci che la stagione estiva è cominciata perché vedi atterrare al Santa Corona l'elicottero giallo che in generale porta anziani infartuati o turisti fratturati durante una tragica escursione in pedalò.


D'inverno non lo vedo mai, ma d'estate evidentemente le cose cambiano ed è un segno che tutto sta andando in malora.


Sarà una estate infinita, ricca di residence che hanno il karaoke al massimo, l'egiziano al piano di sotto ha invitato i parenti che parlano in video chiamata urlando fino a tarda notte.


La coppia di anziani che viene da Genova, siccome il proprio figlio ha due piccole pesti che odia lascia al nonno che, senza questo fardello che lo trasforma, sarebbe una persona amabile,  viene a vivere quando finisce la scuola sopra di me.


E ci si chiede perché parta questa attività industriale di spostamento di ogni forma di tavola o sedie possibili in questo universo: evidentemente la loro religione impedisce loro di sollevare le cose, ma i solchi sul pavimento, creati dal trascinamento estremo di oggetti, racconteranno alle future generazioni la loro presenza come dei veri graffiti, senza alcun apparente significato, per terra.


Intanto i liguri sono la.


Hanno costruito paesi verticali perché pure la pianura gli sembrava uno spreco di spazio.


Case una sopra l’altra, carruggi larghi quanto un litigio familiare, parcheggi disegnati direttamente da Satana durante una separazione consensuale.


Per trovare posto alla macchina devi affrontare prove che nemmeno nei videogiochi di Tomb Rider troverai.


Tom Cruise ha rinunciato a girare una Missione Impossible sui parcheggi in questi posti ostili.



Quando finalmente parcheggi, scopri che era un posto per residenti dal 1327.


C'era la scritta PP, fatta a penna, senza alcuna autorizzazione del comune. Ma vale come diritto araldico, un marchio a fuoco.


Le finestre sono chiuse, non ci sono, sembra, forme di vita.


Allora parcheggi!

Incredulo!


E che succede?

E il residente arriva subito.

Dal nulla.

Sempre.

“Qui no.”


Con quella calma tipica ligure che sembra educazione ma in realtà è una minaccia a bassa intensità.


Non puoi sfidarlo, se tieni alla carrozzeria.


Poi però succede qualcosa.

Ti siedi sul lungomare di Pietra, magari fuori stagione.

Il mare è fermo.


Vai al bar dove ti siedi sempre a prendere il caffè sul lungomare.


Non conta la Bolkenstein: sarà aperto anche quando tutti avrebbero chiuso.


È successo, succederà sempre.

I balneari liguri sono sempre speciali.




In Inverno vedi solo le badanti con i vecchietti.


Hanno delle gambe che sembrano incrociate per miracolo, sono claudicanti e con i piedi a tromba 

 Credo sarà l'ultima volta che li vedi.


Ma non sarà così.

Sono immortali, salgono con pendenze impossibili.


In tutto questo due pensionati discutono del tempo come se stessero preparando un colpo di stato.

Uno passa col cane.


Uno bestemmia contro il vento.


Un altro dice che una volta era tutto meglio, anche le acciughe avevano più valori.


E tu stai bene.

Perché la Liguria è fatta così:

ti insulta lentamente fino a farti sentire a casa.


E il pesce.

Madonna il pesce.


Vado alla Plancha a Loano e mi faccio i paccheri col tonno.


Godo.



In Liguria mangi un’orata e improvvisamente capisci perché il resto d’Italia vive male.


Le acciughe sembrano allevate in un monastero tibetano.


Le mangi da Renzo al Maestrale, oppure da Gillo se decidi di fare una gita a FinalBorgo, altro posto sorprendente e meraviglioso.


Il fritto non è unto, è un’esperienza religiosa.


I gamberi ti guardano come per dire:

“Adesso prova a tornare a mangiare quello surgelato del supermercato, coglione.”


E attenzione: il ligure al ristorante non ti consiglia mai niente con entusiasmo.

Mai.


“Com’è il tonno?”

“Si mangia.”


Tre stelle Michelin emotive.


Ma il vero tema sono i turisti.

Perché il ligure ama il turismo come uno ama i parenti lontani:

finché mandano soldi senza presentarsi.

D’inverno Pietra è poesia.

Silenzio, mare, pace, gente vera.

D’estate arrivano gli eserciti.

Quelli con la cassa bluetooth in spiaggia alle 8 del mattino.

Quelli che occupano il lungomare camminando in orizzontale come una falange macedone.


Quelli che chiedono la focaccia “senza olio”.


Quelli che entrano nei negozi in costume bagnato come se fossero a Sharm el-Sheikh durante il collasso della civiltà occidentale.


E arriva anche il maniscalco di Lomazzo, un incredibile pezzo di merda, sporco e sudato come l'uomo di Cromagnon, che per fare vedere ai suoi amici che ha la piscina, li invita ad agosto. Ogni anno trapana il pavimento per fare lavori inutili. Bestemmia dalle sette del mattino perché è un incapace, non riesce a levare le alghe che si formano dentro la vasca rendendola una minaccia per la salute pubblica.


Frustrato non sa nuotare, fa il padrone e mette un inutile camion di fronte alla porta del condominio per fare vedere che il posto è suo.


I suoi figli stanno tutta la sera ad ammazzarsi di canne e millantano di società da aprire a Dubai.


Ma non è vero niente, hanno una bassa scolarità e hanno in comune con il padre la bruttezza sia fisica che morale.


Gente che eviteresti come la peste, ma è il prezzo da pagare per stare altri undici mesi, senza di loro, in questo paradiso.


Con gente così agosto diventa difficile.

E allora il ligure cambia.

Diventa una creatura mistica fatta di nervosismo e mutui pagati.


Li vedi al bar: “Eh, troppa gente.” “Eh, non si vive più.” “Eh, però senza turismo qua moriamo.”



La Liguria è questo paradosso meraviglioso: odiare profondamente chiunque rovini la propria tranquillità… mentre gli affitti il bilocale a 1400 euro a settimana.



Eppure, nonostante tutto, Pietra resta lì.


Bellissima.



Con quel mare che sembra sempre avere qualcosa da dirti.



Con gli amici veri, quelli che d’inverno si vedono al bar e d’estate spariscono inghiottiti dal caos.

Con i tramonti rosa che ti fanno venire voglia di mollare tutto e vivere mangiando focaccia e guardando il mare.



La verità è che la Liguria non è ostile.

È selettiva.

Come quei gatti anziani che sembrano odiare tutti ma poi, una sera, si siedono vicino a te sul divano.

E lì capisci che ti hanno accettato.

Più o meno.


Alan Paul Panassiti 

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