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ACR MESSINA, solo Eccellenza di Incompetenza

12 Ottobre 2025, il Messina batte la Reggina 1-0 nel sentito derby dello Stretto. Una vittoria simbolica, meravigliosa ma alla fine l'emblema della tragedia che diversi mesi dopo sarebbe avvenuta: l'incredibile retrocessione dell'ACR in Eccellenza.


Quel Messina, reduce dalla retrocessione dalla C e in piena curatela fallimentare, dopo gli scempi e il tentativo di bancarotta ad ogni costo da parte di Sciotto, sembra potere riavvicinare la gente alla squadra, che ha voglia di ripartire nonostante la tremenda penalizzazione di 14 punti figlia dei crimini della precedente gestione.

E' una squadra fatta di uomini, costruita in sette giorni, senza preparazione precampionato: lotta, ha fame, soffre ma ottiene risultati miracolosi.

La serie D è una punizione, un girone dantesco, dove espiare gli errori e la mediocre ignoranza della precedente gestione che in diversi anni ha navigato in maniera molto discutibile tra serie D e serie C. Tornei disputati all'insegna della cultura del risparmio dei micragnosi senza disponibilità, salvo ogni anno (a causa della totale mancanza di programmazione e competenza) dovere spendere il doppio a gennaio per salvarsi.


La storia la sappiamo tutti, l'anno scorso in un tentativo disperato di coprire debiti assurdi (nonostante proclami diversi) per il solito vizio tutto messinese di non volere mai pagare per dei servizi o delle cose (una metastasi tipica della mia amata città fatta di "mali pagaturi"), sulla falsariga del "Poi ti damu" (poi te li diamo, per non darteli mai) e "Poi videmu!" (poi vediamo per dilazionare gli impegni nel metaverso), Sciotto decise di rivolgersi a un vero assassino di società come BimBumBam Cissè, miliardario senza portafoglio e senza soldi in contanti.




Una cessione a zero, con un finto pagherò, senza alcun movimento di soldi a una personaggio famoso per avere ucciso una squadra belga e più noto per le truffe sentimentali per cui è ricercato ancora oggi.

E fu il primo momento in cui l'ACR, in una pomposa presentazione in una sede istituzionale della città dello Stretto, si scavò la fossa per la sua morte. Il progetto era quello di farlo fallire, pieno di debiti, retrocedere senza pietà, recuperando soldi dagli incassi e da qualche sponsor che ci sarebbe cascato.


"75 milioni per un grande Messina", disse l'uomo nero, e i messinesi (propensi a credere a qualsiasi idiozia) ci cascarono.


Io, in pochissimi giorni, scoprii esattamente tutto quello che stava dietro e fui insultato, minacciato e non creduto: avevo trovato cose facendo normali ricerche che i fenomenali "giornalisti" di Messina non erano stati in grado di trovare (tranne qualcuno, che per onestà, mi fu vicino ma che aveva paura).


La storia la sapete, si costruì una squadra senza soldi, senza pagare nessuno stipendio, con un finto presidente che era un tabaccaio ignorante di Palermo che viveva in Francia facendo il centralinista. Cosa sarebbe potuto andare storto?

Infatti arrivò la retrocessione in serie D ma non la tanto attesa radiazione (che in caso di salvezza sarebbe accaduta inevitabilmente). Intanto si accumulavano i punti di penalizzazione (14 in totale).

Un cappio al collo per chiunque, va detto con serietà;
Fino a una settimana prima di questo ultimo campionato la squadra veniva iscritta alla serie D, per cercare di recuperare la fidejussione e non pagare niente ai calciatori: ultimo progetto di Sciotto per recuperare qualche somma.

L'idea era quella dei rinunciare alle prime partite e di farsi radiare...ma ci fu un colpo di scena che tutti conosciamo.
Il tribunale che intervenne dopo l'esposto di un ex tesserato dell'ACR e cominciò la procedura di curatela fallimentare.


Nei mesi precedenti, nel tentativo inutile di trovare un acquirente per la società giallorossa si avvicendarono tutta una serie di picareschi e ridicoli personaggi a caccia di gloria: abbiamo visto zii d'America (imprenditori rigorosamente senza portafoglio), gestori di Airbnb bravi a farsi foto con direttori sportivi, cordate di impiccati, truffatori di ogni genere e gente che era precedentemente fuggita nascosta in un bagagliaio pronta ad acquistare con crediti fiscali inesistenti con metodi che sono costati disastri a Brescia e Trapani che tutti conosciamo.

Chissà perché Messina è sempre vista come una opportunità da parte di questi personaggi in cerca di autore. Eppure la passione, sepolta sotto la cenere di umiliazioni ci sarebbe...

Ma torniamo al presente, o meglio al recente passato: quel derby spartiacque contro la Reggina che sembrava far risplendere il sole.
La città si era unita, tutti cercavano di trovare le somme per fare avanti la società mentre Sciotto cercava di sabotare tutto opponendosi alla riscossione della Fidejussione da parte della Lega per potere pagare stipendi arretrati della vecchia gestione: conditio sine qua per potere cedere il ramo sportivo e farselo ratificare dalla Lega.

Il Messina era stato creato in sette giorni senza alcuna struttura societaria con Peditto (poi scomparso nel nulla, magari in qualche bagagliaio più spazioso), e soprattutto con i sacrifici di una vecchia gloria come Pippetto Romano (a cui va il mio incondizionato grazie) scelto come allenatore, Giuseppe Munao factotum (poi oggetto di incredibili insulti e calunnie vergognose e minacce come se fosse il male assoluto, ma un vero innamorato del Messina) e l'opera meritoria di Giovanni Martello che con competenza (una cosa che raramente si è vista sullo Stretto) è riuscito a recuperare il meglio rimasto tra giocatori che erano svincolati.

Nonostante questo il Messina, senza allenamenti, senza una struttura societaria, era riuscito ad inanellare una serie di ottimi risultati che fino al derby ci hanno portato a sperare in una salvezza diretta.

Il dilettantismo però di alcuni elementi ci portava una tara che per fortuna sarebbe stata sanata dalla Lega alla ratifica del passaggio del ramo sportivo ai nefasti australiani del Racing Club: fare firmare dei contratti con la firma di Alaimo che era inibito (e di cui non si sapeva neanche della esistenza in vita).
Una leggerezza burocratica che senza la sanatoria della Figc avrebbe potuto portare alla perdita di tutte le partite.

C'erano stati precedenti simili in passato, che per fortuna potevano solo portare alla inibizione di nuovi dirigenti (molti non lo sanno ma è capitato in almeno 10 occasioni) e a qualche multa: un qualcosa che i ridicoli dirigenti di Acireale, Reggina e Sancaltaldese non sapevano. Siamo nei dilettanti e quindi è possibile sanare questi errori. Fossimo stati nei professionisti ciò non sarebbe stato possibile.

Questa cosa era una possibile bomba ad orologeria, di cui tutti erano a conoscenza già da ottobre ma che la Lega sapeva e che ha sanato con il passaggio di proprietà. Il 12 Maggio l'ultimo ricorso verrà rigettato come gli altri.

Però questo fa capire anche il livello di una struttura che era agli albori, e che di fatto non esisteva.

Sappiamo anche qua come è andata: unica offerta al Messina, nonostante le tante chiacchiere, che era arrivata era quella del Racing City Group australiano.

Perché in riva allo Stretto le chiacchiere sono tante, i fatti stanno a zero. La curatrice Di Renzo, una vera protagonista positiva di questa storia (va sempre ringraziata per il suo eccellente lavoro), in attesa di un rilancio mai avvenuto di altri acquirenti fantasma, ha dato la società a questi personaggi in cerca di autore. Accadeva il 26 Settembre del 2025


Anche qui la storia la sapete, ma le premesse dovevano fare capire a tutti quanto queste persone fossero totalmente inadeguate a gestire una squadra di calcio vera, con storia, con una maglia come quella del Messina.

L'assurda pretesa di fare una partita per il 125 anni di storia dell'ACR era il segno che costoro erano completamente distaccati dalla realtà e vivevano dentro uno smartphone con le storie su Instagram a fare da corredo ai loro deliri di incompetenza.

Lo avremmo capito nei mesi a venire che si parlava di tutto, tranne che di calcio.
Perché anche se il mondo si è evoluto, la tecnologia è esplosa, c'è modernità, le dimensioni del terreno di gioco sono rimaste le stesse e il pallone rotola sempre allo stesso modo.


E dovremmo avere imparato che certi annunci, milioni che arrivano e che non si vedono, sono pura fuffa: rappresentano un marketing dell'emozione e giocano su quella. Ma non sono reali e non portano a risultati sportivi. Anzi li uccideranno, e non ci metteranno molto a farlo.

Ecco un esempio chiaro:

"Messina, un piano da 20 milioni degli australiani del Racing City Group"

Il progetto guidato dall’imprenditore Justin Davis prevede la realizzazione di una International Football Academy, di un nuovo polo sportivo da 200 mila metri quadrati, con partnership universitarie e ricadute attese su occupazione, turismo sportivo e servizi collegati


Ovviamente il flusso dei miei pensieri oggi, il giorno dopo la retrocessione di Ragusa, campo infame in una categoria infame, è dettata dal dolore e dalle recriminazioni.

Io ero al "Celeste" quando salimmo in serie B vincendo 3-2 con il Cosenza, eravamo con mio padre e Franco Scoglio a seguire, il primo anno di cadetteria, il Campobasso a Marina di Pietrasanta in una partita che non c'era quando ero a Città della Pieve e c'era anche il compianto Mino Licordari che era mio vicino di casa in via Boner (una persona stupenda con un degno erede, l'ottimo Maurizio). Ero all'Olimpico quando vincemmo 1-0 con il colpo Gobbo. I ricordi con mio padre scomparso c'erano anche quando ancora in C1, il secondo anno di Scoglio, vincemmo con la Roma di Eriksson con lo storico goal di Orati. Quando sempre con un goal di testa di Orati sconfiggemmo il primo anno di serie B la Cremonese. E c'ero anche quando pareggiammo 1-1 a Modena in 10.000 quello stesso anno. Ma c'ero anche quando al Celeste, sempre lui, pareggiammo con la Casertana 1-1 in B e praticamente fummo condannati alla retrocessione l'ultimo anno di Massimino.

C'ero quando facemmo la prima partita dopo il fallimento in D, in Coppa Italia e in squadra avevamo Pasquale Marino e altri nel tentativo fallito di risalire.

C'ero anche negli anni d'oro, ma mi ero trasferito a Milano, in quelle bellissime domeniche dei tempi di Cuoghi e della promozione con Florimbi.

Ero a Lecce quando perdemmo lo spareggio con il Benevento per andare in C1. Fu un dramma ma siccome la società era solida, fu solo un incidente di percorso che ci rese più forti, anche se mi ricordo il lunghissimo e silenzioso viaggio di ritorno verso la Sicilia con la morte nel cuore.

Ero al Roca's Pub a  Milano a piangere quando perdemmo ad Avellino con il rigore fallito da Torino, che sembrava avere compromesso la serie B che poi conquistammo comunque.

Ed ero a San Siro, quando vincemmo con il Milan 2-1 con migliaia di messinesi entusiasti. Ancora mi ricordo l'incredulità gioiosa ai goal di Giampà e Zampagna che ribaltarono il goal di Pancaro.

Ho visto fior di giocatori vestire questa maglia. Mi sono innamorato di Franco Caccia, di Beppe Catalano (un funamnolo) di Antonio Bellopede, di Enrico Venditelli. Sono diventato amico di Bosaglia, portiere per un paio di anni anche in B. Totò Schillaci era il mio mito. Ma poi Igor Protti, Zampagna, e tanti altri che non nominandoli sembrerebbe di far loro un torto.

Sono stato fortunato.
Ho vissuto questi flussi, questi incontri, ho vissuto vittorie e sconfitte: come ogni tifoso innamorato.

Ogni stagione aveva una aspettativa.
In questi anni, dopo il vergognoso fallimento di Franza, la serie A vista per tre anni è stata sicuramente un qualcosa per la quale pagheremo un prezzo per chissà quanto tempo.

Vedere la nostra maglia cadere nel fango dell'Eccellenza, dove per vincere bisognerà spendere tanti soldi veri (capito australopitechi') e superare quel nauseabondo odore di umiliazione nel dovere andare in campi infami dove tutti vorranno farci la pelle, è un dolore che non si spiega.

A distanza di migliaia di chilometri io ho visto la partita di ieri: ho visto l'incompetenza, il livello basso di staff e calciatori, l'impotenza, la paura, il dramma e le lacrime anche del telecronista che hanno turbato il mio cuore.

E la rabbia è esplosa.

Questi hanno pensato ai 125 anni del Messina (per poter fare 4 selfie con delle vecchie bolse glorie) e non a creare un organigramma.

Anzi hanno fatto di più, e torniamo al derby con la Reggina. Hanno smontato il giocattolo e non sono più riusciti a rimontarlo. Gli sono avanzati i pezzi.

E' chiaro che una nuova società porti i suoi uomini, ma chiunque ha avuto la gestione di un gruppo sa che, prima di fare dei cambiamenti, bisogna consolidare. E anche se improvvisato, il progetto tecnico stava funzionando.

Bisognava però eliminare i vari Munaò, Martello e Romano (l'errore più grande): il gruppo ha perso i punti di riferimento ed è crollato.

"Bisogna fare l'Academy": col cazzo!
Siete australiani, il pallone qui non è ovale, volete fare business ma non è calcio e non create nessun campione di calcio.

Il fuoriclasse nasce per strada e una ottima società lo individua e lo tessera, le scuole calcio (proprio perché gestite da questi incapaci) sono il male del pallone in Italia e infatti noi ai mondiali non andiamo più.

L'arrivo di Evangelisti ha fatto poi diventare il Messina non più come ACR, ma come Instagram City Group: sono arrivati dei bidonacci scandalosi buoni per fare post per like.

Gli emblemi dell'idiozia sono stati Kaprof, che per la prima volta ieri ho visto per più di un minuto ed ho capito perché (cadeva da solo, insultava il guardialinee, sempre in ritardo, incapace di fare un passaggio) e il figlio di Julio Cesar, ottimo per Facebook, ma impresentabile in campo.

Gente che in serie D doveva solo andare in tribuna e pagare il biglietto.

Il colpo di genio è stato quello di scegliere come allenatore Feola, dopo il breve interregno di Parisi: un incapace di successo difeso a spada tratta dalla società.

Il risultato? A Messina hanno vinto cani e porci, abbiamo fatto ridere tutti con cambi di gioco inutili, senza una idea di niente, con improvvisazione.

L'ultima recita a Ragusa a dimostrato che l'allenatore era completamente incapace: abbiamo giocato in dieci quando è entrato Kaprof al posto di Tedesco, abbiamo messo un terzo centrale invece di mettere Maisano a destra a correre, abbiamo decapitato un Tourè che è apparso spaesato, e nel finale abbiamo tirato fuori Bombaci per mettere fuori ruolo lo stesso Maisano invece di fare uscire un inutile difensore centrale.


Pippo Romano è stato esonerato "perché non aveva gioco": pensava, la piazza di Messina, che fossimo in Champions League?

Con quella assurda contestazione per un calo che era normale (senza preparazione estiva poteva succedere) la stessa piazza ha dato alla società, che non aspettava altro per affidarsi a una agenzia che ha fatto danni enormi con la benevolenza di Evangelisti e degli assenteisti australiani impegnati a scrivere assurdi post su Instagram o Facebook su pasticcini o "lanne di focaccia" allo stadio.

Il resto lo sappiamo...ed è puro dolore.


Dire "Rinasceremo..." è un augurio, ma non è mica certo.
La lettera finale di Davis è l'emblema della fuffa totale e del non comprendere cosa sia il Messina.





Questa lettera, letta a caldo dopo una retrocessione in Eccellenza, per molti tifosi di ACR Messina suona come benzina sul fuoco.

Non tanto per il tono — che anzi prova a essere istituzionale e perfino autocritico — ma perché arriva dopo mesi in cui una parte della tifoseria ha avuto la sensazione di vedere:

  • una proprietà distante,
  • decisioni incomprensibili,
  • uomini mandati via,
  • promesse di rilancio finite nel disastro.

E allora frasi come:

“Da domani ricomincia il lavoro”
oppure
“Non vi chiedo di dimenticare”

in questo momento vengono percepite da tanti non come speranza… ma come retorica post-naufragio.

Il punto che fa esplodere la rabbia è soprattutto uno:
molti tifosi erano convinti che quella squadra, costruita da Giuseppe Munao, Martello e Pippetto Romano, stesse trovando una sua identità nonostante tutto.

Il derby vinto contro la Reggina 1914 sembrava aver riacceso la città.

Poi il cambio di gestione.
Poi l’epurazione.
Poi il crollo.

E oggi questa lettera viene letta da una parte della piazza quasi come:
“Ci dispiace”… detto però da molto lontano, geograficamente ed emotivamente.

Perché nel calcio — soprattutto in una piazza passionale come Messina — la gente può anche perdonare gli errori.
Ma difficilmente perdona la sensazione di essere stata espropriata della propria speranza.


Adesso? Adesso abbiamo solo due scelte.
O questi nuovi profeti totalmente incompetenti vanno via, ma ci vuole qualcuno che subentri, oppure facciano davvero i proprietari. Siano presenti ogni domenica e non mandino un Mantineo qualsiasi (team manager de che?) a dire banalità e idiozie a fine partita.

Non pensino a ridicole scuole calcio visto che del pallone non sanno nulla. Si affidino un gente competente e che conosca la categoria.
Per fare uno squadrone che ammazzi il campionato ci vogliono dai 900.000 al milione e mezzo di euro.

Sappiano che nessuno andrà allo stadio finché non ci saranno risultati congrui ed esaltanti.

Dovranno perdere soldi e investire, cosa che in questi anni nessuno ha fatto.

Se faranno bene verranno ripagati dall'amore di un tifo incandescente, se faranno male verranno solo prima odiati e poi dimenticati come un incidente sgradito e spiacevole del passato.

Se non in grado, meglio fallire.

Alan Paul Panassiti






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