Gli ultimi accadimenti, la storia che abbiamo condiviso giusto per dimostrare quanto non ci sia nessun limite alla mitomania e al narcisismo, aprono un nuovo capitolo che è quello della "crisi reputazionale".
Di cosa stiamo parlando?
Cominciamo premettendo che il soggetto in questione aveva, di fatto, nel mondo reale una "pessima reputazione", al netto dei suoi seguaci (che appartengono al mondo meraviglioso di Fantasilandia, fessi nati per essere separati dal loro denaro).
La sua rilevanza, e da qui l'esistenza di "nemici immaginari" (un refrain già sentito in passato con tutti quelli come lui) con cui inventare un complotto inesistenza, era pari a zero.
Nel mondo reale le sue opinioni, le "sue scoperte", erano stare ampiamente derubricate a ciarlataneria, idiozia, millanteria e fantasia.
Quindi non stiamo parlando di caso in se, ma di come funziona la reputazione online.
La crisi reputazionale è un qualcosa di serio e assomiglia molto alle leggende narrate da questi guru #novax o no tutto, o similari.
Ci vuole un lavoro incessante di cazzate per raggiungere il livello di sacerdoti o guerrieri di luce, ed un attimo per deragliare ed essere attaccati o distrutti (e spesso da quelli che reputavi amici, che saranno i primi a voltarti le spalle e a dire "lo sapevo")
Un po' come il lavoro che ci vuole per smontare una bufala, una fake news fatta e finita. Ci vuole tempo.
Tanto tempo!
Una crisi reputazionale è una situazione in cui la reputazione pubblica di una persona, azienda, istituzione o organizzazione subisce un danno grave e improvviso, spesso a causa di scandali, errori, comportamenti discutibili o informazioni negative che diventano pubbliche.
In pratica: la fiducia delle persone crolla.
Una crisi reputazionale avviene quando l’immagine positiva costruita nel tempo viene messa in discussione o distrutta rapidamente, di solito attraverso:
media
social network
inchieste giornalistiche
scandali
comportamenti etici discutibili
errori nella gestione di situazioni delicate
Come nasce una crisi reputazionale?
Può partire da molti fattori:
1️⃣ Scandali o comportamenti scorretti
Esempio: corruzione, frodi, bugie pubbliche.
2️⃣ Errori o incidenti gestiti male
Un disastro può capitare, ma se viene nascosto o negato la reputazione crolla.
3️⃣ Comunicazione disastrosa
Frasi sbagliate, post sui social, dichiarazioni arroganti.
4️⃣ Fake news o disinformazione
Anche informazioni false possono generare una crisi se diventano virali.
5️⃣ Problemi etici o morali
Sfruttamento del lavoro, discriminazioni, comportamenti offensivi.
Perché oggi sono più frequenti?
Con i social network le crisi reputazionali nascono in poche ore, diventano virali, possono distruggere anni di reputazione in un giorno!
Un singolo video o tweet può scatenare tempeste mediatiche globali.
Esempio semplice: un politico pubblica un post offensivo.
Il post diventa virale
I giornali lo riprendono
Arrivano critiche pubbliche
Sponsor, elettori o aziende prendono le distanze
In quel momento è iniziata una crisi reputazionale.
Le fasi tipiche sono sempre le stesse:
Scoppio della notizia
Amplificazione mediatica
Reazioni pubbliche
Risposta dell'organizzazione
Recupero o crollo definitivo
Come si gestisce?
La gestione di una crisi reputazionale di solito richiede: trasparenza, risposte rapide, assunzione di responsabilità, comunicazione chiara!
Negare o mentire quasi sempre peggiora la crisi.
Questa storia di #Stramezzi (che per molti, ripeto, è un nome che non dice assolutamente nulla) è meravigliosa e insegna a tutti cosa NON si deve fare quando scoppia una crisi.
L'antefatto era chiaro: dopo un grande periodo di oblio, la pandemia è finita da tantissimi anni, il mercato dei guru che andavano "contro il sistema" e ti dicevano "verità che solo loro sapevano", è molto in crisi.
Anche se bisogna pagare tutto in contanti, il cash è la soluzione, ad ogni post di questi professionisti della bugia c'è sotto l'Iban a cui versare un obolo per "sostenerli nella loro battaglia".
Il problema è che, complice una crisi sempre peggiore (di soldi ce ne sono davvero pochini e adesso peggiorerà, ma l'importante è il #referendum), anche donare del denaro è diventato un qualcosa di difficile.
Ed è per questo che è nata l'idea a qualcuno del suo entourage del disagio di inventarsi questa storia: succosa, su misura per un complotto, tragica, coinvolgendo la sua base triste di seguaci con preghiere, impossibili storie, recuperi miracolosi.
Era tutto perfetto: si è pensato!
Ma qualcosa è andato storto. Era tutto pronto per un grande momento tragico in combo: un uomo fragile (il vecchio Stramezzi devastato da una malattia che da 30 anni lo perseguita, vizi e stravizi ora noti a tutti che prima non tutti sapevano) e un giovane ambizioso ma non intellettualmente idoneo (il figlio che viene da madre Russia) che si batteva per un uomo su un letto di morte.
Puntando alle difficoltà del padre, e istigato da un partito politico nuovo che fa della disinformazione il suo mantra, lo zar demotivato di non tutte le russie che amerebbe lo stipendio congruo di un parlamentare, ha visto una opportunità. E tutto questo è stato chiaro dopo.
Evidente, con di fatto la probabilissima candidatura con Vannacci come si è capito a Roma dopo l'annuncio con applausi del "risveglio".
Un errore dopo l'altro, sfruttando il dolore. Una opportunità sprecata.
Da quel primo messaggio del padre in coma è partita una narrazione controproducente che però all'inizio ha funzionato.
Tutti noi abbiamo augurato al dentista di riprendersi, e con sincerità: stiamo parlando di due piani diversi e non si può confondere mai questo piano con il resto.
Qualcosa però si è inceppato: il figlio sapeva che il padre aveva queste "debolezze" ed ha commesso una serie di errori incredibili.
Intanto la mattina successiva Raffaella Regoli, che è stata informata dall'entourage del figlio che (ma era tutto calcolato) era apparso improvvisamente dopo lunghissimi silenzi sui social (dove si definisce anche lui un guerriero di luce, un vizio di famiglia quello di spararle grosse, evidentemente) aveva annunciato senza fare alcuna verifica che Stramezzi era morto!
Era la chiusa perfetta!
Il desiderata di quella parte del mondo: il medico "perseguitato" ucciso, avvelenato, un vero "intrigo internazionale".
Ma non era vero, i medici che lo avevano in cura per un coma più etilico che profondo (e ce l'ha svelato la sua incredibile sciocchezza pubblicando il famoso video) lo hanno fatto rapidamente recuperare e nel giro di 24 ore lo hanno spostato di reparto.
La morte del dentista avrebbe fatto esultare i suoi seguaci e "colleghi" (pronti subito a un necrologio per ricordare le sue gesta) e, coperta dalla privacy, sarebbe stata perfetta per il figlio che avrebbe potuto nell'ordine: sfruttare la notizia, creare anche una "fondazione a nome del papà" (con una meravigliosa serie di donazioni), e lanciarsi nell'agone politico per "proseguire il suo lavoro".
Anche se molti non lo sanno, non è la prima volta che questi vizi hanno portato questo pover'uomo al limite della sopravvivenza. E il figlio sapeva che prima o poi questo rischio c'era.
Chi ci ha rivelato tutte queste cose? Ovviamente il figlio.
E qui partono tutti gli errori che creano la "crisi reputazionale" di cui sopra.
A parte alcuni post struggenti di Pietro, che con un mix tra il patetico ed il ridicolo, paragonava il padre a Gesù Cristo e a Socrate, che suggerivano chiaramente il complotto, la denuncia pubblicata e poi rimossa su X è stato il segnale che qualcosa non quadrava.
Nella denuncia presentata in Duomo (che sembra sia stata immediatamente ritirata, secondo alcune fonti) si parlava di un generico sospetto di avvelenamento da parte di non meglio precisati nemici.
La denuncia, pubblicata ad uso e consumo dei complottisti, svelava però subito le prime crepe nella storia: il padre aveva una malattia curata da 30 anni al San Raffaele, "beveva troppo" (quindi un alcolista), ed era stato trovato in uno stato di incoscienza dai Vigili del Fuoco che avevano fatto irruzione in casa trovandolo in un ambiente in cui era da solo da chissà quanto tempo con presenza di alcolici e un vago odore di gas (che il padre non sentiva perché avrebbe avuto il palato bruciato da un non meno chiaro pasto rovente anni prima).
Il quadro descritto non faceva pensare a nessun avvelenamento, se non a un vero festino finito piuttosto male con un uomo lasciato da solo a marcire in casa (nonostante l'amore dei seguaci).
E qui la prima bugia: Pietro si affrettava a dire che i "medici avevano escluso l'ictus". "Non si sapevano le cause": altra bugia.
E sarà il padre a svelarlo da solo, come abbiamo visto. Sfuggendo al controllo della badante evidentemente.
La storia si arricchiva il giorno dopo durante la veglia di preghiera, alla quale sono andato anche io a vedere le cose perché volevo vedere l'ondata di amore nei confronti di questo medico così bistrattato che era "in fin di vita".
Quel giorno, ma al momento non potevo dirlo, tutto mi fu definitivamente chiaro.
C'era un drappello di una decina di persona, una foto struggente, ma stranamente nessuna telecamera di nessuna trasmissione o tv complottista. Eppure era una occasiona ghiotta.
Ci si affidava ai post del figlio: ma perché?
Perchè era pericoloso per tutti approfondire...
Adesso leggo di persone che lo avrebbero visitato in terapia intensiva, ma sono tutte invenzioni. Nessuno aveva l'accesso, ma per un semplice motivo.
Quel giorno di "preghiera" per il guerriero di luce rappresentò un momento tra i più paradossali di tutta la storia.
Un gruppettino provò ad entrare per fare un saluto al dottore che però non era in reparto quel giorno. Neanche il figlio si era mai fatto vedere (alcuni dicevano, è entrato da una porta secondaria, al Policlinico...). Insomma mancavano tutti i protagonisti.
Coma inventato? Doppio complotto.
In realtà non era proprio così, in terapia intensiva c'era finito ma, come tutti i casi di coma etilico o di abuso di sostanze, è bastato poco per farlo riprendere e per spostarlo altrove.
Ricordo ancora le facce deluse dei seguaci, ma molti dicevano: "E' la privacy, e ovvio che vogliono tutelarlo". E dunque c'era una spiegazione.
Il problema è che dal punto di vista medico era impossibile tornare da un coma che sembrava irreversibile a una vita normale, e bisognava fermare la voglia del papà di scrivere una nuova storia strappalacrime. Chi ha progettato, o cercato di sfruttare la storia lo sapeva.
Stramezzi sarebbe stato dimesso venerdì stesso, ma siccome c'era il fine settimana, lunedì era meglio che tornasse a casa. Per sicurezza.
E partiva l'ennesima parte della commedia: l'annuncio al Senato del figlio, con relativo applauso, che "papà si era svegliato".
Altra cosa sospetta: padre in fin di vita, avvelenato, morto o morente, e ora subito pronto a tornare a bere il suo prosecco al bar.
Altro errore: la foto pubblicata con il papà, smagrito (ma sarebbe stata una sorpresa il contrario) in un ristorante milanese conosciuto pronti a mangiare un ossobuco.
E qui parte l'ultima, delirante, parte del racconto e degli errori che hanno portato alla crisi reputazionale definitivamente di cui sopra.
Papà Stramezzi, bulimico consumatore di social e decisamente ingestibile e non capace di frenarsi, cominciava a pubblicare le sue solite fesserie parlando del suo "essere roccia", del potere "delle preghiere". Ma non riscontrava amore, se non in bot gestiti dalla Russia.
Il suo nemico, principale debunker, era Barbara Balanzoni!
Colpo di scena: il fuoco amico poneva dubbi sulla sua stessa anamnesi o storia clinica.
C'era qualcosa che non quadrava!
A dire il vero, nel mondo reale, tutti lo avevano capito e pubblicato per tempo, ma la dottoressa in odore di radiazione (usiamo i termini giusti, non è radiata finché non ci sarà una sentenza definitiva del Ceeps) sorprendeva tutti dichiarando che qualcosa non quadrava.
Un "fuoco amico" che faceva sbarellare il dentista e la sua pletora di imbecilli adoranti (non tanti a dire il vero).
E gli errori diventavano da leggenda.
La foto del dentista in terapia intensiva (a parte il cattivo gusto) modificata con Ai e con errori gravi per renderla più drammatica, era una vera chicca.
E aumentava le critiche. Tutti chiedevano, anche se non era corretto, di pubblicare la cartella (facendo capire l'ignoranza, non sapendo come funzionano le cose).
Dopo una serie di post scritti in preda a un vero delirio mistico o similare, il colpo di scena la mattina di qualche giorno fa che rovinava tutto definitivamente.
Il dentista pubblicava sua sponte un video in cui mostrava il foglio delle dimissioni dell'ospedale e la verità dei fatti.
Intanto le modalità del ritrovamento (vigili che entrano in casa dopo che l'uomo giaceva in un ambiente fatto di bottiglie di alcool e di farmaci con il resto che per decenza è meglio non dire).
E poi la diagnosi chiara, chiarissima!
Anche se il test alcolemico era negativo (ma perché in 6/12 ore si smaltisce tutto ed è stato fatto almeno 72 ore dopo il fatto), c'era il sospetto di una sorta di overdose di Ivermectina.
Il massimo per il guru innamorato del vermifugo.
La cosa sfiziosa, utile a distruggerne definitivamente, la positività alla Cocaina.
Per uno che si rivolgeva ai novax, che già si era vaccinato e che sconsigliava agli altri di farlo e che aveva trovato la notorietà tanto ricercata nella vita solo grazie al covid, dire che il vaccino faceva male perché non si sapeva cosa c'era dentro era clamoroso.
Ovviamente questo ragionamento non valeva per chi la coca gliela vendeva, in quel caso era assolutamente affidabile.
Probabilmente, visto che da certi vizi non si guarisce in un giorno, finito l'effetto dell'ebbrezza del momento, e resosi conto di avere fatto una cazzata enorme il dentista cancellava il video.
Ma i buoi erano già scappati dalla stalla.
Quello che è successo dopo lo sappiamo: silenzio totale (uno degli errori più gravi di una crisi reputazionale). Qualcuno avrà impedito di usare i social a padre e figlio. La campagna promozionale era stata un fallimento.
E la parte finale, quella del centro veleni di Pavia, è saltata.
Perché c'era una parte finale: a distanza di qualche giorno doveva essere pubblicato un post già pronto di padre e figlio in qui c'erano le prove dell'avvelenamento.
Non avrebbero pubblicato mai un referto perché "ci sarebbe una indagine in corso e per non comprometterla" (ecco il motivo della denuncia pubblicata e poi rimossa su X) ma la notizia sarebbe diventata virale e avrebbe rimpolpato il mito.
Cosa si sarebbe invece dovuto fare, in caso di persone conosciute ma normali senza un simile secondo fine (personale, economico e politico) per evitare una crisi simile?
Il post iniziale del figlio doveva essere "Mio padre è stato ritrovato incosciente, vi aggiorneremo sulle sue condizioni".
Magari un comunicato neutro sulle sue condizioni senza allusioni.
Niente preghiere.
Parlare del progressivo miglioramento, senza ulteriori comunicazioni per poi dichiarare che era fuori pericolo e che a breve sarebbe tornato dai suoi affetti.
Non andare a Roma, mentre il padre "si stava risvegliando" avrebbe aiutato.
Impedire al padre di usare i social per un pò evitando ovviamente di pubblicare fogli di dimissioni o foto che nulla avrebbero aggiunto.
Ripresosi a una vita normale nessuno avrebbe saputo delle sue fragilità (che purtroppo tutti abbiamo, in un modo o nell'altro).
Avrebbe dato una immagine rassicurante e non quella di un tossico in crisi d'astinenza da alcool e social.
Sarebbe stato d'aiuto.
Ma evidentemente il livello di chi ne ha gestito la storia è idoneo alla idiozia di chi lo ha sempre seguito ed era inevitabile.
Grazie di aver letto fin qui
vi dovevo questa spiegazione e farvi comprendere quando possa essere deleteria una narrazione simile.
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