Sapete, spesso scrivo qui per sfogarmi, per passare il tempo, per scherzare.
Non mi ha mai interessato diventare un "influencer" o altro.
Non ho mai chiesto, ne mai lo farò, un soldo per "combattere la vostra battaglia".
Ognuno ha la sua battaglia ogni giorno.
Ha il suo dolore, i suoi problemi, le sue gioie e le sue amarezze.
Nessuno, in questa epoca moderna, e soprattutto dopo la pandemia, combatte le battaglie di qualcun altro. Non credetegli, fa le cose per tornaconto personale, o per narcisismo, o per altri motivi tutti legati al proprio ego.
Questa deve essere la premessa. Ma questo post è serio e parla di cose serie.
Di cose che stiamo sottovalutando e l'ho pensato dopo che ho visto il video orribile di quell'uomo di Futuro Nazionale, tale Giuseppe Barboni (che dovrebbe partire dalle origini del suo cognome per capire la sua reale provenienza) che ha menato un iracheno in un lungomare perché "intralciava il traffico", invece di chiamare le forze dell'ordine. Postando poi un video per vantarsene.
Un uomo spregevole che se la è presa con un debole, ma non è il singolo episodio (terribile) che deve fare pensare.
Dobbiamo capire perché succede e perché molti hanno "applaudito" questo gesto.
E perché Vannacci rischia, se continua così, nonostante la sua ignoranza e le sue proposte irrealizzabili, di arrivare a un clamoroso venti per cento.
Gli italiani li hanno provati tutti fino ad ora, tutti hanno fallito!
La Meloni che si diceva pronta ha impostato tutto su quattro anni di propaganda senza fare nulla di reale. Chi l'ha votata a destra pensava a una sorta di vendetta contro un certo buonismo di una sinistra con cui buona parte del governo ha governato più volte.
La Meloni, con la sua armata Brancaleone di corrotti, falliti, parenti, sorelle, amanti, corna ecc., ha collezionato figuracce in giro per il mondo e soprattutto (perché alla gente nulla frega, anche se contano, dei consessi internazionale) ha tradito gli italiani perché ha promesso "sicurezza", "Ordine", solidità economica, proposte serie ed efficace.
Il risultato, ormai tutte le persone si sentono insicure e più povere, e la società si trova in una stretta tragica di declino (anche e comunque a livello mondiale) che sembra inarrestabile.
Perché se incapaci cronici come Salvini continuano a percepire stipendi assurdi per andare a una sagra della salsiccia, non è solo colpa di una opposizione che definire inesistente è dir poco.
Pensate che il futuro sia la Schlein la cui unica proposta politica è lo zainetto e stare sempre al telefono a parlare non si sa con chi, oppure Conte che nega che ci sia un problema con la Russia e che rappresenta il partito del No a qualsiasi cosa per "timore della corruzione"? Oppure il buon Carlo Calenda, che ho conosciuto di persona (come molti politici ahimè), che sarebbe perfetto in una coalizione dove occorre uno che le cose te le dice in faccia, ma che non è un leader.
Tutti questi partiti che scrivono "Pinco Pallino premier", uno candida anche un vecchio puttaniere stramorto patetico come Presidente, senza sapere che in Italia la figura del "premier" non esiste. Esiste il presidente del consiglio.
In questa accozzaglia di comparse istituzionali ci sono anche battaglie serie: l'Ucraina lo è, senza dubbio.
Ma sinceramente all'italiano medio dell'Ucraina importa qualcosa se non ha i soldi per fare la spesa o altro? Oppure se si sente vittima di ingiustizie?
No, non fotte niente a nessuno.
Anche se difendere l'Ucraina, e lo dico per sgomberare il campo da dubbi, è fondamentale per le nostre democrazie e il nostro modo di vivere la vita oggi. Perché la libertà di opinioni e di pensiero non è dovuta, è stata conquistata con lotte dei nostri nonni o avi, e siccome non abbiamo vissuto quelle lotte crediamo che tutto ciò sia dovuto e che non cambierà.
Questa premessa è per me fondamentale, sono invettive (ne sono consapevole), ma sono le cose che sentiamo in giro e vediamo e che molti stanno negando o non vogliono vedere.
Cose che richiedono scelte coraggiose e serie. A volte cattive, ma necessarie.
Ma torniamo alla notizia di cui sopra e ad altre riflessioni che genera.
Ci sono immagini che fanno più rumore di cento comizi. Non perché mostrino un'aggressione soltanto, ma perché raccontano una mentalità.
La mentalità secondo cui, se qualcuno "dà fastidio", allora ci si sente autorizzati a intervenire con le mani. Non con una telefonata alle forze dell'ordine. Non con una denuncia. Con un pugno.
È una deriva pericolosa.
Perché oggi il bersaglio può essere un immigrato regolare che, a torto o a ragione, viene accusato di occupare la carreggiata. Domani potrebbe essere un senzatetto, un ragazzo ubriaco, un manifestante, un tifoso, un vicino di casa o semplicemente qualcuno antipatico.
Quando il criterio diventa "decido io chi merita una lezione", lo Stato ha già perso.
Chi usa la violenza politica o la giustifica non sta difendendo la legalità. Sta costruendo una società in cui vince il più forte, il più aggressivo, il più arrogante. Una società che abbiamo già conosciuto nella storia europea e che non merita alcuna nostalgia.
Attenzione, però, a non cadere nell'errore opposto.
La risposta non può essere nemmeno uno Stato che lascia i cittadini con la sensazione che le regole valgano solo sulla carta. La legalità non si difende con gli slogan, ma con istituzioni che funzionano, controlli efficaci, processi rapidi e pene certe. Se un comportamento costituisce un illecito, deve essere lo Stato a intervenire. Sempre.
Proprio perché vogliamo uno Stato forte, non possiamo accettare cittadini che si improvvisano poliziotti, giudici e boia.
La violenza è una spirale: ogni pugno genera un altro pugno, ogni prepotenza legittima quella successiva, fino a quando la legge viene sostituita dalla legge del branco.
E quando arriva quel momento, nessuno è davvero al sicuro.
La civiltà si misura proprio qui: nella capacità di affidare la forza esclusivamente alle istituzioni democratiche e di pretendere che quella forza venga esercitata nel rispetto della legge, senza favoritismi e senza discriminazioni.
Perché uno Stato serio non chiede ai cittadini di farsi giustizia da soli.
Chiede loro di avere fiducia nella giustizia. E, soprattutto, fa in modo di meritarla.
Ovviamente è un gesto grave.
Ma sarebbe un errore fermarsi all'indignazione per il singolo episodio.
La vera domanda è un'altra.
Perché sempre più persone applaudono comportamenti del genere?
La risposta, temo, è che una parte crescente degli italiani non si sente più protetta dallo Stato.
E credo sia così, nel mondo reale.
Quando le persone percepiscono insicurezza, lentezza della giustizia e assenza di regole, qualcuno inizia a convincersi che la soluzione sia farsi giustizia da solo.
È esattamente il momento in cui la democrazia comincia a perdere terreno.
Ed è anche il motivo per cui personaggi come Roberto Vannacci continuano a crescere nei consensi. Non necessariamente perché le loro proposte siano realizzabili, ma perché intercettano una rabbia che altri hanno ignorato.
La politica tradizionale porta una responsabilità enorme.
Quante volte sentiamo che un giudice ha liberato una persona che aveva commesso pochi giorni o minuti prima un reato grave? Tantissime.
E scatta l'indignazione. Spesso chi è stato denunciato si vendica. Ed è inutile chiamare le nostre forze dell'ordine perché poco o nulla possono fare.
Certi soggetti, adeguatamente istruiti alla debolezza delle nostre regole, se ne approfittano e con arroganza se ne fregano.
Una volta avevamo più rispetto per gli uomini in divisa, prima di dargli addosso ci si pensava due volte: ora nessuno si ferma più. Neanche loro, che dovrebbero proteggerci sono al sicuro.
Quando liberi un pezzo di merda, italiano o straniero che sia, che rappresenta un pericolo, sai che questo quasi sempre si vendicherà. E inizi a non denunciarlo per paura delle ritorsioni.
Perché questi bulli, come lo spregevole uomo di Futuro Nazionale, che voleva nascondersi dietro un partito idoneo al suo essere animale di corda, se la prendono con il debole di turno.
Perché se fosse stato un gruppo di zingari questo non sarebbe accaduto.
Ma la gente vede continuamente gente come l'iracheno che, con la scusa di essere svantaggiato o debole o instabile, infesta le nostre state. Molti chiamano le forze dell'ordine e fanno bene, e poi se lo ritrovano di nuovo la. A rompere i coglioni peggio di prima.
E le persone normali, deboli e oneste, che non amano arrivare alle mani o litigare per fare valere le proprie ragioni, si sentono sole, disperate ed abbandonate...
Il risultato è che aumenta la tentazione dell'uomo forte, della scorciatoia, del pugno al posto della legge.
Ed è qui che bisogna stare attenti.
Perché la sicurezza non nasce dalla violenza privata.
Nasce da istituzioni autorevoli, da una giustizia veloce, da forze dell'ordine messe nelle condizioni di lavorare e da una politica capace di affrontare i problemi invece di vivere di propaganda.
Se lo Stato arretra, avanza il branco.
E quando il branco decide chi ha diritto di stare in una strada e chi no, nessuno è davvero al sicuro.
La legalità non consiste nell'avere più persone che tirano pugni.
Ci vuole, con urgenza, la certezza del diritto.
Sapere che se commetti un reato devi pagare pegno davvero, e non farla franca.
Consiste nell'avere meno persone che sentono il bisogno di farlo perché sanno che lo Stato c'è.
E lo Stato ha il dovere, oggi come non mai, di creare la certezza della pena con leggi scritte bene che non lascino adito a sciocche interpretazioni.
Finché questo non accadrà gente come Vannacci vincerà, prenderà soldi pubblici e contributi oscuri, facendo diventare "utili idioti" le persone oneste che ogni giorno fanno una fatica enorme ad arrivare a fine mese e a pagare i conti .
Alan Paul Panassiti
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