Chiedo immediatamente venia alla eccellente Paola Russo
Sono almeno un paio d'anni che aspetta follemente di leggere la mia recensione sulla sua opera prima:"Analfabeti del 2023:
analfabeti funzionali
e complottismi nel
fantastico mondo
di Facebook"
Comincio subito a dire che, a forza di aspettare una mia recensione, Paola si è successivamente evoluta e adesso siamo passati al "NESSUNO è AL SICURO!"
Il tempo fa spesso tic tac, presi dalle tragedie quotidiane, da battaglie perse in partenza, e da qualche strano pareggio annunciato, rileggere il libro o meglio "recensirlo", appartiene a un mondo a me sconosciuto.
Io che non faccio mai nemmeno una recensione su Google su ristoranti orribili e dove trovarli, mi sono trovato in difficoltà alla richiesta della gentile Paola.
Aveva voglia di leggere la mia opinione (che generalmente conta come il due di coppe quanto la briscola è a mazze) su quello che aveva scritto.
Siccome sono una persona orribile ho più volte detto che l'avrei fatto e poi non decidevo mai di premere invio e spedire una anteprima sulla sua posta.
Ed ero convinto di averlo fatto. Purtroppo alla mia età si creano ricordi che non esistono, o convinzioni di avere commesso o compiuto gesti anche orribili, senza averlo fatto mai.
E in bozze ho trovato la recensione che mai avrei voluto scrivere, per rispetto di chi i libri li scrive davvero (io al massimo so fare delle ridicole copertine, frutto di una estrema capacità di cazzeggio che mi rende un vero professionista del settore). E quindi, rileggendola, ho riadeguato, diciamolo subito, quella piacevole lettura ai tempi di oggi.
In alcuni casi il tempo, infatti, sembra essersi fermato o, peggio ancora, siamo ancora riusciti a portare le lancette della evoluzione indietro. Una sorta di gambero che, in una salmonata esperienza di viaggi controcorrente, ha deciso che sarei invecchiato, ma che di fatto (dopo essere partito dalla modernità e dai miei tempi) mi ha inchiodato il un medioevo di discorsi e di situazioni che pensavo impossibili.
Ma andiamo a noi, cara Paola non sai il rischio che hai corso a farmi l'onore di leggere a suo tempo in anteprima la tua opera prima.
Io sono da sempre un cinico e vorace lettore di libri, che purtroppo ha la tendenza orribile a troncare.
Il mio lavoro mi ha progressivamente allontanato dalla lettura, ho diminuito il mio tempo a disposizione, ma a suo tempo ho trovato interessante questa tua opera prima.
Il libro è più interessante proprio quando smette di far ridere.
Analfabeti del 2023 parte dall’esperienza del Servizio di correzione automatica per analfabeti funzionali, nato su Facebook nel 2016.
Quindi prima della pandemia, che è stata un detonatore di idiozia e propaganda che ci ha portato al giorno d'oggi, in questo Stato (volutamente maiuscolo) d'animo.
La formula è quella che conosciamo: prendere un intervento sgrammaticato o delirante e “tradurlo” in italiano.
Però Paola chiarisce subito che la pagina si è data dei limiti: niente persone straniere o con disabilità, niente profili privati, conversazioni private o situazioni gravi; inoltre gli autori vengono anonimizzati proprio per evitare la gogna collettiva.
È un dettaglio importante, perché distingue almeno nelle intenzioni la satira dalla caccia al fesso del giorno.
Il libro poi cambia pelle.
Prima definisce l’analfabetismo funzionale, distinguendolo dall’analfabetismo propriamente detto, e riporta il dato del 28% per l’Italia; quindi passa ai bias cognitivi e alla psicologia del complottismo.
Da lì comincia il safari: QAnon, terrapiattisti, falso allunaggio, scie chimiche, 11 settembre, No-POS, 5G, Covid, no-vax, green pass e infine i medbed.
È praticamente un Grand Tour dell’essere umano quando trova una connessione internet ma perde il libretto delle istruzioni.
Come potrei chiamare questo libro se dovessi spiegarlo a chi non l'avesse letto (o anche a un analfabeta funzionale?
“Analfabeti del 2023”: ridere di Facebook finché Facebook non smette di far ridere
C’è un equivoco che va chiarito immediatamente: Analfabeti del 2023 non è un libro di 90 pagine dedicato a quelli che scrivono “qual’è”.
O meglio: ci sono anche loro. E stanno benissimo.
Ma il problema comincia quando quello che non distingue l’apostrofo dall’accento decide, dopo diciassette minuti su Facebook, di aver capito anche virologia, geopolitica, ingegneria strutturale, telecomunicazioni, astronomia e probabilmente il vero significato della morte di Kennedy.
Ed è lì che il libro di Paola diventa più interessante della sua stessa copertina.
Il punto di partenza è il "Servizio di correzione automatica per analfabeti funzionali", una pagina nata per prendere certe magnifiche produzioni della prosa social e restituirle al mondo in una forma compatibile con la lingua italiana.
Il meccanismo è semplice: qualcuno scrive una cosa incomprensibile, il Servizio la corregge e noi ridiamo.
Fin qui sembrerebbe un WWF della grammatica, dove il "torna a casa lessico" sembra l'animale che sta per estinguersi.
Poi però il libro fa una cosa intelligente: prova a domandarsi che cosa c’è dietro.
Ed è stata questa la novità che ho riscontrato a suo tempo.
Ora questo modus operandi si è diffuso, ma nel 2023 non era cosa così comune.
Perché una persona arriva a vedere collegamenti dove non esistono?
Perché una spiegazione complicata perde contro una teoria assurda ma semplicissima?
Perché “l’ha detto mio cugino” riesce a competere con vent’anni di ricerca scientifica?
Paola passa attraverso apofenia, ancoraggio, semplificazione, effetto Dunning-Kruger, bias di conferma e WYSIATI.
E soprattutto, quando affronta la psicologia del complottismo, evita almeno in parte la scorciatoia più comoda: “sono tutti scemi”.
Che di fatto è un esercizio mentale che, io per primo, ho fatto partendo dalle mie analisi, per poi rimanerne sconvolto.
Il libro ricorda infatti che l’adesione alle teorie cospirazioniste può rispondere a bisogni molto umani: capire ciò che spaventa, trovare un senso, recuperare una sensazione di controllo, sentirsi parte di un gruppo.
Le echo chamber fanno poi il resto: io confermo te, tu confermi me e dopo mezz’ora abbiamo scoperto che la Terra è piatta, Soros (che è un nome che funziona sempre, va detto) comanda Saturno e il vicino del terzo piano lavora per il Deep State.
È questo, secondo me, uno dei meriti del libro.
Il complottista fa ridere fino a quando non capiamo perché esiste.
E soprattutto fino a quando le sue convinzioni rimangono innocue.
Perché credere che Stanley Kubrick abbia girato l’allunaggio in uno studio può essere persino folkloristico. Pensare che dietro ogni scia lasciata da un aeroplano ci sia un piano segreto mondiale può regalare qualche serata memorabile su Facebook.
Ma progressivamente il libro ci porta verso conseguenze assai meno buffe: terrorismo, antisemitismo, aggressività, disinformazione sanitaria, rifiuto della medicina.
E arriviamo ai medbed: qui la risata muore abbastanza rapidamente.
Paola racconta la promessa di fantomatici letti capaci di guarire malattie e prolungare la vita e mette a fuoco la parte moralmente più disgustosa della pseudoscienza: non il matto che crede a una sciocchezza, ma chi monetizza la disperazione di chi sta male.
Il libro parla esplicitamente di una truffa rivolta a persone fragili e malate.
A quel punto “ahah, guarda cosa ha scritto quello su Facebook” non basta più.
Ed è probabilmente questo il passaggio più riuscito dell'intero lavoro: mostrare che tra una H mancante e una bufala sanitaria non esiste necessariamente una linea retta, ma esiste un problema comune di comprensione, valutazione delle fonti e capacità di distinguere ciò che sappiamo da ciò che vogliamo credere.
Il libro ha però anche un punto sul quale discuterei con Paola.
Nelle conclusioni arriva una frase potentissima:
“Oggi l’ignoranza è un dolo, un dolo grave.”
Capisco perfettamente che cosa intende.
Abbiamo biblioteche, giornali, università, banche dati e una quantità di conoscenza che un uomo del Settecento avrebbe probabilmente scambiato per magia, tutta dentro un oggetto che utilizziamo prevalentemente per mandare buongiornissimi con le rose.
E tuttavia la questione è forse ancora più complicata.
Avere accesso all'informazione non significa possedere gli strumenti per valutarla.
Internet contiene contemporaneamente l’Enciclopedia Britannica e uno che sostiene di aver fotografato Gesù in una melanzana. Google ti consente di raggiungere entrambi, la parte difficile viene dopo.
Il libro stesso, in fondo, lo dimostra: se bastasse poter cercare le informazioni, non servirebbero novanta pagine per spiegare perché continuiamo a cascarci.
Paola rivendica apertamente la scelta della pagina: “educare attraverso la risata”, anche accettando il rischio di apparire spocchiosi.
Ed è forse qui che si trova contemporaneamente la forza e il limite del libro (assolutamente fisiologico).
La satira funziona magnificamente con chi è già disposto a dubitare di sé.
Molto meno con chi possiede la certezza granitica di avere scoperto il Nuovo Ordine Mondiale perché una signora di Pomezia gli ha mandato un video su Telegram.
Ma sarebbe ingeneroso pretendere da questo libro ciò che non vuole essere.ù
Non è un trattato universitario sistematico sul complottismo.
È un saggio divulgativo, militante e ironico, nato dall'esperienza concreta di anni trascorsi nel sottobosco di Facebook.
Anche le fonti riflettono questa natura: accanto a studi scientifici e lavori accademici compaiono siti divulgativi, articoli giornalistici, Wikipedia, debunker e materiali della rete.
È più una mappa ragionata del fenomeno che una monografia scientifica: e forse proprio per questo si legge facilmente.
Si entra per vedere uno che massacra un congiuntivo e ci si ritrova a parlare di isolamento sociale, narcisismo, bias cognitivi, QAnon, pandemia e manipolazione.
Il che è anche un discreto riassunto di Facebook.
Alla fine Analfabeti del 2023 lascia una sensazione curiosa.
Fa sorridere, qualche volta fa sghignazzare, altre volte induce a pensare: “non può averlo scritto davvero”.
Poi arrivano le pagine nelle quali capisci che certe stupidaggini non restano dentro uno smartphone.
Possono trasformarsi in discriminazione, truffe, odio, comportamenti pericolosi e scelte sanitarie sbagliate.
E allora il titolo assume un significato diverso: il vero analfabetismo di cui parla questo libro non consiste semplicemente nello scrivere male.
Consiste nel leggere senza capire, informarsi senza verificare, dubitare di tutto tranne che di se stessi.
E in un'epoca nella quale abbiamo in tasca l'accesso a una parte enorme della conoscenza umana, riuscire comunque a concludere che la Terra sia piatta è, bisogna riconoscerlo, una forma di talento.
Voto: 9,5/10.
Divertente quando può esserlo, serio quando deve esserlo. E soprattutto utile perché dietro al folklore del complottismo ricorda una cosa piuttosto scomoda: il problema non è che su Internet ci siano tutte le risposte. È che spesso scegliamo quella che ci piace di più.
Ho cercato di fare del mio meglio, Paola. Ma non è mestiere mio.
Ho "recensito", consiglio assolutamente di leggerlo (perché è un manuale senza tempo), ma non sono la persona giusta.
Ringrazio per la fiducia accordatami nel richiedermi questo momento, per me divertente (lo dico).
Spero di aver fatto cosa gradita con questo post.
Allerta spoiler: alla fine il colpevole è l'analfabetismo funzionale!
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