Passa ai contenuti principali

La strada, due scarpe, una maglietta e un pantaloncino: basta questo!

 Correre, fare sport, creare una struttura alternativa alla palestra chiusa (in cui consumavo più caffè che calorie, questo va detto) e alla piscina senza più acqua ne corrente, ne ferma: l'attività fisica, ostile al periodo che viviamo di pandemia da Sars Cov 2 (la vendetta), è stata la vera sfida di un periodo ormai lungo 7 mesi in  cui si è passata ogni forma possibile di esperienza umana e disumana!



Non lo diciamo in giro, perché vedo che tanta gente ha giustamente voglia di divertirsi, ma io, anche senza restrizioni, per le feste continuerei a fare ciò che ho sempre fatto: niente di niente. Ne ora, ne mai!

Quindi in questo periodo pre-natalizio in cui l'albero è stato fatto in casa già il 31 Agosto, e dove saranno vietati per ordine del Presidente del Consiglio cenoni e spostamenti, e anche un sana sciata a spazzaneve per creare la valanga azzurra e la slavina all'italiana, cosa ci è rimasto da fare? Correre, fare sport come se non ci fosse domani, o come se domani non fosse proprio oggi.



Valli a capire questi divieti, prima i runner erano i nemici della civiltà umana,  al pari dei padroni di cani inaccettabili e della lobby del guinzaglio. Poi dal 4 Maggio del 2020 è stato consentito andare in giro in pantaloncini per riattivare il metabolismo. Il nostro sistema endocrino si era momentaneamente arrestato dietro una farina e un pane fatto in casa, si era fossilizzato ogni muscolo dietro ogni odiosa videochiamata fatta (secondo me per dare solamente fastidio) anche a chi nemmeno salutavamo perché "mai dare confidenza a quegli idioti dei vicini"!

Eppure in quel caldo giorno di Maggio, la mia vita ha ripreso a trottare. Il mio fisico, ormai appesantito e sul viale del tramonto, distrutto da ristoranti che per fortuna sarebbero diventati illegali da li a poco, ha sentito il bisogno di correre all'aria aperta.

Quella bella aria aperta dai gas di scarico della città di Milano! Quel verde che si mischia all'incontrovertibile grigio delle mura cittadine, che si preparavano ad aumentare la sensazione di calore in Estate per renderla come al solito meravigliosamente invivibile!



Il primo giorno è stato come una rinascita, ma in un posto che nonostante fosse bruttissimo (la zona industriale di via Toffetti dove c'era la terra promessa, l'INPS), è ripartito l'orologio biologico che da due mesi segnava sempre le 12.45 (ora di pranzo per i più scettici)!

Una esperienza quasi esoterica quei cinque chilometri e mezzo, intervallati da una bevuta al drago verde (fontana per chi non conosce il dogma linguistico lombardo), e conclusasi con visioni mistiche legate a un dolore al petto che faceva presagire un colpo apoplettico che, nemmeno quella volta, era arrivato a destinazione.

I sette mesi che ne sono seguiti, sono stati come la scalata di una montagna piena di spuntoni ma anche piena di soddisfazioni: la pancia, che prima apparteneva più a una puerpera al dodicesimo mese di gestazione, cominciava a diminuire nonostante i miei tentativi a tavola di sabotarla.

I folli assembramenti in discoteca, che per fortuna ho sempre evitato anche in tempo di pace, hanno portato al nuovo Inverno esploso con la coreografica nevicata del 1 Dicembre. Prima c'era stata la piscina e il nuoto per tre mesi in Estate, per fortuna al Saini e qualche rara volta al mare visitando la Liguria e la sua totale ostilità a qualsivoglia forma di ospitalità. 



Il caldo e la prudenza mi hanno aiutato a continuare il mio percorso di nuotate e  corse a perdifiato

La vita, che fuori dal mio corpo si era fermata  per la stupida imprudenza delle persone, ha ripreso a correre almeno nella mia testa.

E per ogni percorso fatto con le mie scarpette e il mio kway, che mi garantisce quella calura che sembra ormai estinta dalla nuova era glaciale appena arrivata in Lombardia, taglio il traguardo di una nuova impresa. Fallimentare ovviamente. Ma sempre impresa è!

Se non dovessi entrare mai in forma, chiederò un "ristoro" al prossimo Dpcm! Chissà, potrei pure ottenerlo!

Ma questa è un'altra storia!


Commenti

Post popolari in questo blog

Famiglia nel bosco: se tutto ciò fosse avvenuto in Australia

 Ho provato a capire come funzionano le cose tra Italia, dove si svolge questa storia, e Australia, paese d'origine della #famigliadelbosco  Come stanno le cose? Partiamo dai concetti davvero generali Ci sono momenti in cui una singola vicenda rivela molto più di quello che sembra. Il caso della “famiglia nel bosco” è uno di questi. Da una parte ci sono le carte, le perizie, le relazioni, le norme: la realtà. Dall’altra ci sono narrazioni emotive, ideologiche, deformazioni mediatiche: la fiction. Quello che è mancato, fin dall’inizio, è un confronto maturo. E ciò che è emerso, invece, è la fragilità culturale con cui in Italia affrontiamo il tema più delicato: la tutela dei minori. --- 🇮🇹 In Italia abbiamo un problema: la verità giudiziaria viene spesso sommersa dal rumore. I provvedimenti del Tribunale per i Minorenni sono spesso tecnici, complessi, pieni di accertamenti e verifiche. Ma nel dibattito pubblico non contano la pediatra, il geometra, lo psicologo, la scuola. C...

I tre giorni del condor: Stramezzi fuori pericolo

  Vi racconto l'ultimo capitolo di questa "emozionante" e "triste" storia, piena di commozione, preghiere, speranze. La storia di una resurrezione , di una nuova Pasqua del Signore (del piano di sotto), di amore "incondizionato", di devozione al padre, di necrologi mancati e di nuove richieste di donazioni. Il tutto per creare un nuovo astro nascente che si candiderà con un generale che sembra uscito da un film comico in cui si vendono degli ottimi kebab che si fatica però ad espellere dal retto. La chiameremo "I tre giorni del Condor" Ieri sera, Pietro Stramezzi, figliol prodigo del dentista dai gialli denti e dai baffi nicotinosi, ha annunciato in mondovisione prima a Roma , non a Milano dove il padre "stava combattendo per la vita" contro medici assassini, un avvelenamento, un forte odore di gas in casa (in ordine sparso) che "papà si sta svegliando dal coma!". Duemila e ventisei anni dopo al Policlinico di Milano , ...

Dio C'è

Lo so. E' una leggenda metropolitana. Se hai vissuto al sud, e soprattutto in Calabria questa leggenda diventava "quasi" reale: potevi trovare droga semplicemente seguendo le indicazioni. Facciamo finta che sia vera sempre. Facciamo finta che le storie che io racconti siano frutto di una fervida fantasia. Diciamo a noi stessi che quello che abbiamo visto in questi anni non sia vero. Diciamolo con forza, viviamo in una realtà distopica: una storia che non può essere reale, c'è stata qualche deviazione. Qualche momento di incredibile connessione di alcuni pianeti che si sono allineati nel modo sbagliato (o migliore). E questi accadimenti sono parossistici. Ridicoli. Insensati. E c'è una folla adorante a vedere segni, ci si sente eletti, "diversi". Credere ai fatti è una stupida abitudine. A queste persone piace la "post produzione" della realtà, modellata in base al loro modo di "pensare". Pensare...Parola grossa, forse sopravvalutata, ...