Maledetto duemila venti!
E' andato via anche Paolo Rossi, nome comune di un italiano fuori dal comune. Se penso agli anni del mio essere bambino, gli anni 80, uno dei simboli era proprio lui: Pablito!
Fu chiamato in questo modo per le reti al Mundial di Spagna 82, realizzazioni inaspettate e fragorose che portarono gli azzurri vilipesi e odiati dalla critica di Bearzot a vincere quel titolo.
La cocciutaggine del tecnico friulano cambiò il destino di Paolo Rossi, che decise di chiamarlo nonostante il gravissimo ritardo di condizione dovute ai due anni di squalifica per la, brutta, storia del calcio scommesse in cui mezza serie A fu coinvolta.
Quel mondiale, quei caldi giorni dell'estate del 1982 (una delle più calde di sempre), partì molto male per l'ex centravanti della grande Juventus di Trapattoni. Sembrava una presenza impalpabile in avanti, la critica giornalistica cercò in tutti i modi di convincere l'allora Commissario Tecnico a farlo fuori anche con insinuazioni fastidiose: e invece no! Quel brutto anatroccolo si trasformò contro il Brasile nel "miracolo del Sarrià", realizzando tre reti ai verdeoro.
Di quella storica partita si è detto e scritto tutto: io avevo 9 anni all'epoca e posso cercare di scavare nei miei ricordi per legarli ai miei affetti.
Quel giorno e quella sfida fanno parte di tutta una serie di avvenimenti di cui sempre, a distanza di decenni, ci rammentiamo: quando accade qualcosa di straordinario, bello o brutto che sia, fateci caso noi sappiamo sempre dove eravamo e con chi.
E' accaduto nel 2006 per i mondiali in Germania, per il crollo delle Torri Gemelle l'11 Settembre del 2001 e per tutta una serie di avvenimenti storici.
Il 1982 per me fu un anno particolare di ricordi belli e bruttissimi. Quel giorno del Sarrià io non amavo ancora il calcio, come oggi. Anzi, se potevo, facevo qualsiasi altra cosa.
Abitavamo a Granatari, sopra il puzzolente (in certe sere di vento ostile) lago di Ganzirri nel quale le cozze che si allevavano in quella sottospecie di lacustre fogna, emanavano un tanfo inaccettabile. Per questo non le ho mai amate, so che sembra una bestemmia, ma le legherò sempre a quel livello di odori nauseabondi che sentivo ogni tanto. Messina, all'epoca, era un meraviglioso bijoux: c'era quel senso di casereccio e di solidale che rendeva un po' tutto alla buona.
Mio padre invitò, in quella franosa campagna dove eravamo temporaneamente in attesa della nostra nuova casa, i suoi operai della sua fabbrica di particolari mobili spagnoli ("Madera muebles") a vedere quella partita in cui eravamo decisamente spacciati.
Io giocavo con il mio amato fratello Michael in una cameretta, lontano da quella chiassosa tivù e da quei facinorosi personaggi che avevano, nell'arco di quegli storici 90 minuti, perso ogni forma di dignità umana.
Penso di avere sentito le prime blasfeme esternazioni verso ogni forma di icona religiosa quel giorno, e anche delle esultanze dal livello di decibel mai sentite! Alla terza rete di Paolo Rossi, quella che decise la qualificazione e il match (e anche, di fatto, quella Coppa del Mondo), alcuni operai si tuffarono nella piscina di gomma nella quale cercavamo io e mio fratello refrigerio: quella fu l'Estate più calda in Italia degli ultimi 100 anni!
Incuranti del fatto che quella piccola piscina fosse studiata per due bimbi di neanche un metro di altezza, questi energumeni che lavoravano per mio padre, ormai completamente spogliatisi dei loro abiti civili (e non solo dal punto di vista figurativo), si tuffarono facendosi anche piuttosto male.
Il canale della mia piccola tivù cambiava canale da solo ad ogni goal di Pablito: questo il mio ricordo!
Da quel giorno iniziai ad amare il calcio, anche se purtroppo quel mondiale non ebbe una conclusione felice per la mia famiglia: il 10 Luglio, il giorno prima della finale mondiale contro la Germania Ovest, scomparve mio nonno Francisco.
Ma ormai, nonostante quel dolore, in quel giovane bambino era nato un nuovo amore: il pallone e grazie a Paolo Rossi!
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