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Terapie domiciliari C19, con un post trionfalistico, dichiara che le cure domiciliari precoci abbiano abbattuto i ricoveri: SCIOCCHEZZE!!!

Terapie domiciliari C19, con un post trionfalistico, dichiara che le cure domiciliari precoci abbiano abbattuto i ricoveri.

A sostenere questa tesi ardita e volta a ottenere sempre più donazioni per ingrossare la vena economica di questi "eroi", che pongono il vaccino in antitesi alle cure (facendo una scelta oltremodo folle) miracolose che somministrerebbero (senza avere mai visto un paziente che sia uno e senza avere mai redatto un referto), sarebbe un nuovo studio del "Mario Negri"


 (ecco il link: https://coraggiosamente.it/2021/10/13/le-cure-domiciliari-precoci-abbattono-i-ricoveri-nuovo-studio-ce-chi-lo-dice-da-un-anno-e-mezzo/)

Di che studio del Mario Negri parla?

Presumibilmente fanno riferimento  a uno studio fatto da Remuzzi e Suter.

Proviamo a fare una disamina seria, al netto di ogni tipo di propaganda.


Cominciamo dalle basi:


* Lo studio, effettuato su 108 pazienti 

A. Il numero dei soggetti è troppo piccolo per essere statisticamente significativo.

B. I soggetti NON sono stati scelti con criterio random.

Già questo inficia il calore dello studio.

Potrebbero, anche senza rendersene conto, aver scelto soggetti a basso rischio ( giovani, senza patologie associate, paucisintomatici)

C. Mai un braccio di controllo, trattato con placebo.

Ergo, NON hanno usato il “doppio cieco”.

Si sono esposti al rischio di inquinare i risultati, perché tanto i medici quanto i pazienti sapevano benissimo cosa stessero usando.


                    * Tipi di cura somministrata

* trattati con antinfiammatori ed eparina e cortisone al bisogno. (ancor prima del tampone positivo in prima fase)

Quindi, non essendoci un “tampone positivo” non sapevano nemmeno loro se i pazienti erano affetti da Covid-19 oppure no.

Magari tra i cosiddetti guariti, alcuni NON erano mai stati affetti da Covid-19.



* confrontati con altrettanti assisiti secondo il protocollo tradizionale…

Non avendo confrontato i risultati del loro protocollo con un braccio di controllo (come sarebbe doveroso fare) hanno cercato di turare la falla utilizzando come metro di paragone altri pazienti SCELTI DA LORO STESSI.

Un metodo irricevibile dal punto di vista scientifico.


* ovvero “vigile attesa” e paracetamolo…

Hanno scelto, guarda caso, i soggetti curati peggio.


Esempio: oggi una presentazione podalica in travaglio di parto si risolve cesarizzando in a. spinale.

Un tempo ricorrevano al rivolgimento, con esiti disastrosi per madre e nascituro.

Se un pazzo volesse dimostrare che il rivolgimento è un metodo ottimale, potrebbe confrontare i suoi risultati con quello che accadeva quando non si faceva assolutamente nulla ( morivano madre e bambini).

Chiaramente non sarebbe etico.

Questi hanno usato un metodo meno cinico, ma concettualmente simile.


* dimostra come il protocollo nuovo “riduca l’impatto e accorci la durata dei sintomi, come la perdita di olfatto e gusto e la stanchezza, che al contrario possono persistere anche per diversi mesi”…

Attenzione all’end point!

Hanno scelto, astutamente, tre fenomeni molto soggettivi, come l’astenia 

(stanchezza) e l’anosmia (perdita dell’olfatto) e l’ageusia (perdita del gusto).

Possono, così, RIFERIRE QUELLO CHE DICE IL PAZIENTE.

In questo modo possono sfruttare alla grande l’effetto placebo.

Non considerano il vero problema, cioè il numero dei morti, o valori dimostrabili in modo oggettivo quali con esami strumentali quali:

* TC torace

* Prove di funzionalità respiratoria 

* Necessità di ossigenoterapia, correlando la FO2 ( percentuale di ossigeno somministrata), il numero di ore su 24 in cui il paziente usa ossigeno e il diagramma della pO2 (saturazione periferica di ossigeno)

* Eventuale coinvolgimento di organi o apparati extrapolmonari


* Le linee guida, definite in un algoritmo e utilizzate da otto medici di base tra Bergamo, Teramo Varese, hanno portato al ricovero di un solo paziente. 

Nel gruppo di controllo, analogo per età, sesso e patologie pregresse, a finire in ospedale sono stati in 12.

Ovviamente si tratta di pazienti scelti da loro, senza randomizzazione, senza doppio cieco.

Un metodo irricevibile.

Furbo!

Non fornisce le referenze bibliografiche perché sa benissimo che lo studio citato è stato già ampiamente demolito.

Tuttavia esiste UN SOLO studio fatto presso il “Mario Negri” un anno e mezzo fa, arruolando esattamente quel preciso numero di pazienti.

Le metto io le referenze bibliografiche e anche le critiche espresse da loro pari grado, non da me, che sono una scimmietta.
































1. Affermano che sono stati studiati 180 pazienti.

Non è vero.

90 sono stati trattati con il protocollo Remuzzi-Suter.

Altri 90, scelti senza doppio cieco, erano i cosiddetti controlli.

2. Hanno scelto come end-point primario la RISOLUZIONE DEI SINTOMI.

Avrebbero fatto meglio a basarsi su dati oggettivi, ma allora sarebbe crollato tutto il castello di carte.

1. Hanno scelto, guarda caso, il metodo “intention to threat”.


<< In epidemiologia, l'analisi intention to treat (ITT) è un'analisi statistica che, nella valutazione di un esperimento, si basa sugli intenti iniziali di trattamento e non sui trattamenti effettivamente somministrati.

In questo modo vengono considerati tutti i pazienti trattati, compresi anche quelli che hanno abbandonato l'esperimento e non solo quelli che hanno concluso lo studio. Per esempio se delle persone con delle specifiche caratteristiche sistematiche abbandonano l'esperimento con una probabilità più alta, anche un trattamento totalmente inefficiente all'apparenza potrebbe risultare efficace se uno comparasse solo le condizioni pre e post trattamento delle sole persone che hanno concluso l'esperimento (ignorando quei partecipanti che hanno abbandonato lo studio).

Per l'analisi ITT tutti coloro che hanno cominciato il trattamento sono considerati facenti parte dell'esperimento, a prescindere dal fatto che l'abbia portato a compimento, Questo è diverso dall'analisi per-protocol.>>

Fonte: Wikipedia.

È un modo come un altro per confondere i risultati.


2. Loro stessi ammettono “l’implementazione di un algoritmo di cura domiciliare precoce HA FALLITO l’accelerazione della guarigione dai sintomi maggiori. Insomma, non hanno concluso molto.


Vantano la guarigione rapida da sintomi puramente soggettivi e, oltretutto, non incidenti sulla sopravvivenza, come perdita di gusto (ageusia) e olfatto (anosmia)

Infine ammettono che lo studio dimostra pochi concetti e lo fa pure in modo 

incerto e poco chiaro.

Un capolavoro!









Qui Open.


Comunque Remuzzi usa solo FANS, cortisone e EBPM.

NON ivermectina, HCQ, integratori, vitamine…

Poi era stato detto che occorreva approfondire meglio lo studio.

In 18 mesi non lo ha fatto nessuno, nemmeno Remuzzi e Suter, che avrebbero avuto tutto l’interesse a confermare le loro “scoperte”.

Di solito questo avviene perché ci si rende conto che il primo studio fa acqua da tutte le parti



Grazie ad Annalisa Neviani per le preziose info e il supporto scientifico.

A fare annunci siamo bravi tutti, e per molti gonzi quelle che sarebbero le "prove" sono assoluta fuffa.

State sempre attenti

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