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"Io sto con...fino ad Agosto"

 


Per fortuna manca poco ad Agosto, e la politica (che già non è che lavori molto, ma più che altro è nei social) andrà in vacanza.


Sarà una estate dove i collegamenti nei vari "talk" ,dove giornalisti intervistano giornalisti (un po' come pisciarsi sui piedi), verranno fatti con dei bei collegamenti con Zoom o similari dove l'esponente politico di turno, con il volto abbronzato, ci dirà quale sarà la prossima ricetta per il rilancio del paese sorseggiando uno spritz.

Le librerie che spuntano sempre dietro le spalle, piene di libri che non hanno mai e poi mai letto o leggeranno, spariranno: vedremo magari un finestrone che da sul un mare azzurro, o qualche strano arredo in un tetto che ricorda Procida o Mikonos.

L'obiettivo del gettone a pagamento sarà soddisfatto, l'aria calda diventerà ancora più fritta, in attesa del fischio finale dell'estate.


E potremmo goderci i servizi sulle code in autostrada con gli automobilisti che urlano "allo scandalo" per le code, oppure in canottiera ci raccontano che c'è crisi e che saranno ospiti di amici o parenti che hanno la seconda e terza casa chissà dove.

Tutto quello che è accaduto prima? La benzina alle stelle, le minchiate deleterie di Trump, le promesse perennemente mancate, il governo indignato che fa opposizione a se stesso? Tutto annegato nel mare mediterraneo.

E allora Agosto sarà lo spazzino del "Io sto con", dove ci dimenticheremo di ogni storia, e dove il protagonista della storia che ci ha indignato, sarà dimenticato.


Perché in fin dei conti non ci interessa un cazzo di niente e di nessuno, abbiamo solo bisogno di sfogare la nostra rabbia repressa, della nostra invidia. Una volta andavamo al bar a fare quattro bianchi, o una birra gelata, ora lo scriviamo sui social.


L'ultimo è lo spregevole Roggero, qui non si parla di giustizia, ma di un caso perfetto per fare finta che al politico di turno quella o questa storia di merda interessi davvero.

Non abbiamo sentito la stessa indignazione, ad esempio (lo stanno facendo tutti), per i cinesi che hanno ucciso a colpi di forbice un criminale che li esasperava: anche per loro, stessa storia, 14 anni e nessuno che sia andato in carcere ad abbracciarli.


L'Italia è un Paese meraviglioso.

Non esistono più cittadini.

Esistono i tifosi.

Non importa se si parla di una guerra, di una pandemia, di un processo, di un delitto o di una sentenza.

La prima domanda è sempre la stessa:

"Con chi stai?"

Come se la giustizia fosse una finale di Champions e il Codice Penale fosse il regolamento del Fantacalcio.

C'è chi sta con uno. Chi con l'altro. Chi cambia idea ogni tre giorni, con la velocità di una banderuola investita da un tornado.

C'è la "influencer" più nota per le sue tette che per i suoi pensieri, che dice la sua evidenziando che è una gallina che produce solo stronzate, c'è il cantante stonato in crisi di identità o in declino cognitivo che paragona questo duplice omicidio al GreenPass, c'è l'attore cane che ,invece di continuare ad abbaiare a pagamento, invoca un presunto senso di giustizia che conosce molto bene le scie chimiche che ci irrorano.

Sono ultras del consenso a targhe alterne, pompeiani senza pompe, ignoranti che ci tengono a farci sapere la loro condizione attuale e perpetua.

E vengono usati da "testimonial" da ridicole forze politiche che invece di risolvere problemi, li creano.

Criticano sentenze di leggi scritte da loro, parlano di "ingiusti risarcimenti" da quattro anni, ma non sono mai riusciti a prendere in mano una penna per scrivere una norma per cancellarli.

L'importante non è capire.

È appartenere.

Perché ragionare è faticoso. Tifare è gratis.


Così nasce l'italiano moderno: uno che legge mezzo titolo, ignora il resto e parte in quarta con un editoriale scritto direttamente dalla pancia. La testa, nel frattempo, è rimasta in officina.

La cronaca è diventata una curva dello stadio.

La magistratura un arbitro venduto. E anche piuttosto cornuto.

Gli avvocati allenatori. I legali a cui riferirsi per candidare un incandidabile (per legge), una opportunità.

I giornalisti telecronisti tenuti in vita da ormai superati contributi statali alla editoria, che tutto sono tranne che professionisti. Adani in confronto è un dilettante.

E sotto, milioni di commissari tecnici del diritto che fino a ieri confondevano il codice civile con il codice del Wi-Fi.

"IO STO CON..."

Che frase miserabile.

È il modo elegante per dire:

"Non ho nessuna voglia di capire, però voglio far sapere da che parte urlo."

Perché i fatti sono complicati. Molto complicati. A un problema complesso non esiste mai una risposta semplice, è il segreto della vita.

A dare risposte simili sono gli sciamani, i guru vari, e gli imbroglioni.

Gli slogan sono comodi.

E la complessità fa meno like di una foto con la sciarpa virtuale.

Il bello è che questi professionisti del tifo non stanno mai con un principio.

Mai. Seguono il vento, neanche troppo fresco, che viene da varie parti del mondo.

Stanno con la persona che, in quel preciso momento, permette loro di sentirsi moralmente superiori senza lo sforzo di accendere due neuroni.

Domani cambierà il vento?

Cambieranno pure loro, senza nemmeno arrossire.

Sono gli stessi che passano la vita a chiedere una giustizia "seria", salvo trasformarla in un televoto appena la sentenza non coincide con i loro desideri.

Per loro il diritto è semplicissimo.

Se vince la loro squadra, la giustizia funziona.

Se perde, improvvisamente viviamo in una dittatura. Ed è colpa delle toghe rosse.

È il trionfo dell'analfabetismo emotivo travestito da impegno civile.


E così continuiamo a dividerci in tribù. Che almeno, quelle vere, difendevano le loro regole e tradizioni.

"Io sto con..."

"Io sto contro..."

"Io sto di qua..."

"Io sto di là..."

Io, invece, sto con un'idea rivoluzionaria.

Prima di scegliere una curva, provate a usare il cervello.

Pare sia ancora legale. Ed è ancora gratuito.

Anche se, a giudicare dai social, è un'attività in via d'estinzione.


Alan Paul Panassiti

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