Da anni cerco di spiegare che, spesso e volentieri, parliamo con dei robot online e non con esseri umani.
Liberati da alcune parole chiave, oppure in certi orari e su certi argomenti, spesso appaiono quelli che chiamiamo Xnumeretti, sostengono varie narrazioni.
Qualcuno ribatte, contesta le loro affermazioni o post, e loro reagiscono. Sembrano quasi umani, e ci fanno credere a volte di essere soli a combattere contro i mulini a vento.
E negano, negano ogni evidenza, ti fanno credere di essere un "contro complottista", spesso riescono nell'intento.
Drogano opinioni e sondaggi, ti fanno credere che su alcuni argomenti inaccettabili ci sia una "ampia condivisione".
Invece non è vero, almeno all'inizio. Finchè qualcuno non casca nella rete di "condividilo prima che lo cancellano".
Stiamo parlando dei bot che hanno drogato, in un vero tentativo di sondaggio sul campo, anche le elezioni rumene poi annullate. Bot che da soli, ovviamente, non fanno assolutamente nulla se non correlati ad alcuni "influencer" e da parecchi canali (spesso Telegram ma non solo) creati ad hoc.
La chiamano "guerra ibrida", io la considero una guerra reale perchè tale è: distruggere le democrazie, mai così fragili, per inserirsi e influenzare società intere per propri scopi.
Ad accoppiarsi con bot e influencer (propagandisti che sono pagati ad hoc come spesso e volentieri ho raccontato) ci sono quelli che chiameremo "utili idioti"di cui l'Italia è piena zeppa.
Vediamo intere testate giornalistiche, personaggi che tornano ciclicamente che si inseriscono nei dibattiti quando andrebbero volutamente esclusi. La democrazia del contrasto e del conflitto, del dissenso e del "libero pensiero": una metastasi vera e propria che corrode le fondamenta del nostro dibattito.
Ma perchè ciò accade?
Semplicemente perchè li si lascia fare, e poi li si combatte quando ormai è tardi.
E' la forza, ma allo stesso tempo la debolezza della democrazia: la lentezza dei processi perchè nasce un dibattito. Uno stato democratico, quando c'è una crisi generata come quella attuale (causata da noti pezzi di merda come Trump, Netanyahu e Putin) in cui la classe media si orienta verso il basso e la povertà, aumenta il fascino verso "l'uomo forte" che racconta di soluzioni facili ed immediate a problemi complessi.
Premessa doverosa per passare a quello di cui parlerò adesso.
C'è una notizia che, se non fosse per la guerra che la circonda, sembrerebbe uscita direttamente da una commedia grottesca.
L'Ucraina colpisce alcuni importanti data center russi della Yandex, il colosso tecnologico che qualcuno definisce la Google di Mosca, e improvvisamente Internet sembra prendere una boccata d'ossigeno.
O almeno così raccontano migliaia di utenti.
Bot silenziosi, propagandisti apparentemente scomparsi, account che fino al giorno prima pubblicavano ventisette messaggi all'ora contro Zelensky e l'Unione europea e che adesso sembrano essersi ritirati in un monastero tibetano.
C'è chi ironizza sul fatto che siano tutti impegnati contemporaneamente con le lezioni di judo.
Personalmente, sospetto un'emergenza collettiva di pilates. Vedremo!
Per anni ci hanno spiegato che erano cittadini indignati, patrioti indipendenti, liberi pensatori, difensori della verità. Poi qualcuno ha colpito dei server in Russia e si è diffuso il sospetto che una parte di quella spontanea indignazione avesse bisogno di un'alimentazione elettrica a Mosca.
Il patriottismo sovranista, a quanto pare, potrebbe avere il caricabatterie russo.
Diciamo che si sapeva, ma c'è qualcuno che continuerà a negarlo...
Naturalmente sarebbe bellissimo se fosse tutto così semplice.
Basterebbero tre droni per risolvere buona parte dei problemi del dibattito pubblico occidentale.
Un quarto per eliminare le scie chimiche e ne basterebbe solo un quinto per restituire ai complottisti il diploma di scuola media.
E magari un sesto, particolarmente preciso, per disattivare quelli che scrivono «svegliaaaaa!!!» sotto qualsiasi notizia scientifica.
Ma c'è un problema. Un problema abbastanza serio da meritare qualche riga di attenzione.
Le prove non sono ancora quelle che molti raccontano.
Gli attacchi ai data center russi sono reali. Il crollo del traffico automatizzato proveniente dalle reti di Yandex è stato osservato. Ma quel traffico comprende soprattutto programmi informatici che esplorano e indicizzano le pagine web.
Non abbiamo ancora dimostrato che si tratti delle stesse macchine utilizzate per inondare i social di propaganda politica.
E nemmeno che i post favorevoli a Trump, all'AfD tedesca o a Putin siano effettivamente diminuiti del 50% per effetto dei bombardamenti.
La distinzione è fondamentale.
Perché se vogliamo combattere la disinformazione, sarebbe opportuno evitare di farlo utilizzando informazioni non verificate.
Altrimenti finiamo per assomigliare esattamente a quelli che prendiamo in giro.
E sarebbe una tragedia: dopo anni trascorsi a spiegare ai complottisti che correlazione non significa causalità, scopriremmo che basta un grafico favorevole alle nostre convinzioni per dimenticarcene anche noi.
IL PROBLEMA NON È NATO CON YANDEX
Non serve aspettare che un drone ucraino faccia saltare un server per scoprire che la Russia utilizza Internet come uno strumento di influenza politica.
Le operazioni di manipolazione dell'informazione riconducibili al Cremlino sono state documentate dalle istituzioni europee, dai ricercatori e dalle autorità di diversi Paesi.
Finti siti giornalistici. Notizie fabbricate. Reti coordinate di account. Contenuti costruiti per alimentare sfiducia nelle istituzioni, ostilità verso l'Ucraina, divisioni sociali e conflitti politici.
La strategia è piuttosto elementare.
Non bisogna necessariamente convincere tutti che Putin abbia ragione.
È sufficiente convincere abbastanza persone che nessuno abbia ragione.
Che i giornalisti mentano tutti, che gli scienziati siano corrotti, che la democrazia sia una truffa, che l'Europa sia il nemico e che l'unico individuo affidabile del pianeta sia un signore che governa la Russia da oltre un quarto di secolo.
Un autentico modello di libertà, soprattutto per chi ha intenzione di non esercitarla.
E qui arriva la parte più divertente, se non fosse drammatica, perchè li stessi personaggi che passano le giornate a denunciare il pensiero unico occidentale finiscono spesso per ripetere, con una fedeltà quasi liturgica, le stesse argomentazioni della propaganda del Cremlino.
L'Ucraina è colpevole.
La NATO è colpevole.
L'Europa è colpevole.
La democrazia occidentale è decadente.
Putin, invece, è sempre vittima delle circostanze.
Più che liberi pensatori, sembrano abbonati a un servizio di aggiornamento automatico.
DAI BOT AI MIRACOLI DELLA MEDICINA ALTERNATIVA
Poi c'è un altro aspetto, ancora più inquietante.
Dopo gli attacchi ai data center sono circolati grafici che mostrerebbero una diminuzione delle ricerche Google relative ad alcune delle più celebri sciocchezze della disinformazione sanitaria.
Fenbendazolo contro il cancro: meno 30,5%.
Disintossicazione dalla proteina Spike: meno 26,1%.
Bicarbonato contro i tumori: meno 23,5%.
Sono dati preliminari, riferiti a intervalli temporali molto brevi, che non dimostrano alcun rapporto causale con gli attacchi.
Ma il problema che richiamano è reale.
La disinformazione sanitaria è diventata un'industria internazionale nella quale paura, ignoranza e sfiducia vengono trasformate in visualizzazioni, seguaci, pubblicità e, talvolta, denaro.
Il meccanismo è sempre lo stesso.
Prima ti convincono che la medicina ufficiale voglia nasconderti qualcosa.
Poi ti raccontano che un antiparassitario veterinario potrebbe curare il cancro.
Infine, se chiedi uno studio clinico serio, ti accusano di lavorare per Big Pharma.
Una volta si andava dal medico.
Oggi qualcuno preferisce consultare un elettricista su Telegram, purché abbia scritto «VERITÀ NASCOSTA» in maiuscolo nella biografia.
E magari abbia una bandiera russa accanto al nome.
Il danno non è soltanto culturale. Può diventare sanitario, economico e umano.
Quando una persona rinuncia a cure efficaci inseguendo una promessa miracolosa, non siamo più nel territorio delle opinioni alternative.
Siamo nel territorio delle conseguenze.
IL VERO CAPOLAVORO DI PUTIN
Ma la cosa che dovrebbe preoccuparci maggiormente non è quanti bot possa aver perso la Russia.
È quanti esseri umani sia riuscita a convincere a comportarsi come bot.
Perché il propagandista automatico ha bisogno di un server, di elettricità e di una connessione.
Quello volontario ha bisogno soltanto di uno smartphone e della convinzione di essere più intelligente di tutti.
Non riceve necessariamente uno stipendio, non aspetta istruzioni dirette e non deve nemmeno conoscere il russo.
Gli basta condividere ogni notizia che conferma i suoi pregiudizi, insultare chiunque presenti una verifica e gridare alla censura quando qualcuno gli dimostra che ha pubblicato una stronzata.
È la grande conquista tecnologica della propaganda moderna: l'automazione del cervello umano senza bisogno di installare alcun software.
E non riguarda esclusivamente la destra, la sinistra, gli estremisti o i sedicenti antisistema.
Il complottismo non possiede una tessera di partito obbligatoria.
Puoi dichiararti comunista e difendere un regime autoritario nazionalista.
Puoi proclamarti patriota italiano e applaudire un governo straniero che cerca di indebolire l'Europa.
Puoi considerarti nemico del potere e trasformarti nel più zelante difensore di uno degli uomini più potenti del pianeta.
La coerenza non è prevista nel pacchetto.
E L'EUROPA CHE FA?
L'Europa non è affatto impotente.
Possiede risorse economiche, tecnologiche, scientifiche e istituzionali enormi.
Eppure continua troppo spesso a comportarsi come un condominio litigioso in cui tutti discutono sulle spese dell'ascensore mentre qualcuno sta demolendo le fondamenta.
La risposta non può essere censurare qualsiasi opinione sgradita. Sarebbe un regalo straordinario proprio a chi vuole rappresentare le democrazie come regimi autoritari.
Serve invece pretendere dalle piattaforme maggiore trasparenza sulle reti coordinate, riconoscere le operazioni di influenza straniera, investire nella sicurezza digitale e insegnare ai cittadini a distinguere una prova da una suggestione.
Perché la libertà di espressione comprende anche il diritto di dire sciocchezze.
Non comprende un diritto illimitato a organizzare campagne clandestine di manipolazione senza doverne rispondere.
E soprattutto non obbliga nessuno a credere alle sciocchezze altrui.
IL SILENZIO DEI SERVER E IL RUMORE DEGLI IDIOTI
La vicenda di Yandex merita dunque di essere studiata seriamente.
Se emergeranno prove di un rapporto diretto tra le infrastrutture danneggiate e le reti di propaganda, avremo scoperto qualcosa di estremamente importante.
Se invece quel rapporto non sarà dimostrato, avremo comunque imparato una lezione preziosa: anche chi combatte la disinformazione può finire per diffonderla quando una storia è troppo bella per essere controllata.
Una cosa, però, è già certa.
I bot informatici si possono spegnere.
Le server farm si possono danneggiare.
Le campagne coordinate si possono smascherare.
Ma il cretino che crede di aver capito tutto perché ha guardato un video di quarantasette secondi rimane una delle infrastrutture più resistenti mai realizzate dall'umanità.
Non richiede manutenzione.
Non teme i blackout.
Non ha bisogno di aggiornamenti.
E soprattutto non conosce il dubbio.
Putin potrà anche perdere dei server.
Ma finché ci saranno persone disposte a fare propaganda gratis, con entusiasmo e senza verificare nulla, la sua fabbrica delle illusioni continuerà ad avere un reparto produttivo perfettamente funzionante.
Con una differenza sostanziale.
I server russi, almeno, quando vengono colpiti si spengono.
I coglioni, purtroppo, continuano a trasmettere.
Alan Paul Panassiti




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