20 Agosto 2020, in piena era Covid, lo Spezia calcio ottiene (pur perdendo 0-1 in casa con il Frosinone la finale di ritorno) la sua prima storica promozione in Serie A.
Nonostante gli spalti siano chiusi al pubblico, gli assembramenti di tifosi prima e dopo la gara, sono tantissimi e il “contagio della gioia”, come lo definì a suo tempo il sindaco di Napoli De Magistris, si è espanso sulle strade della cittadina ligure.
Dal contagio della gioia, al contagio vero e proprio di Covid, il passo è stato breve e come la letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato, in quindici giorni si sono visti i disastrosi risultati. Adesso La Spezia rischia addirittura la chiusura in una sorta di mini lockdown.
Sospensione di tutte le manifestazioni o riunioni, in luoghi pubblici o privati. Ristoranti, bar e pub aperti, ma solo con servizio al tavolo, riservato a componenti dello stesso nucleo familiare (o congiunti), rispettando la distanza di un metro tra un cliente e l’altro. Stop alle visite nelle strutture socio-sanitarie, a meno di esigenze straordinarie, previa valutazione da parte della direzione della casa di cura. Divieto di utilizzo dei giochi per bambini, in giardini e ville pubblici e mezzi pubblici a numero chiuso, con solo i posti a sedere fruibili al 100%. Un mini lockdown, per evitare che la situazione degeneri. È questo il piano che sta valutando la Regione, d’intesa con il Comune della Spezia – dove si concentra la larga maggioranza dei casi – per arginare la recente ondata di contagi che si è verificata nella provincia dell’estremo levante ligure.
La situazione alla Spezia è l’unica a destare preoccupazione. Ed è la sola per cui sta vagliando un piano più strutturato. A suggerire di stringere le maglie, dopo le limitazioni introdotte negli ultimi giorni è stata la task force regionale coordinata da Alisa, dopo aver analizzato il trend dei contagi, che ha visto il territorio della Asl 5 staccare nettamente le altre province, dove invece il quadro è diverso dalla quiete degli ultimi mesi ma in sostanza sotto controllo. A preoccupare è l’incidenza dei casi in rapporto alla popolazione, nonché la severità dei sintomi, che, dopo mesi, hanno nuovamente messo sotto una certa pressione gli ospedali.
Poco più di 15 giorni fa si contavano appena 6 ricoverati di cui nessuno in intensiva. Oggi sono diventati 64 ricoverati e 6 intensive e sono in costante aumento.
Le accuse verso Toti, presidente di Regione, sono molteplici, ma anche grosse responsabilità dei cittadini e delle istituzioni locali.
Un tutti contro tutti che nasce da una meravigliosa nottata di sport che fa riflettere sulla possibilità di riapertura degli stadi, che sembra al momento prematura. Non è sicuro fare entrare persone allo stadio, un po come accaduto alle discoteche: i rischi di contagi sono enormi e si sa, allo stadio ci si assembra, si esulta per un goal, ci si abbraccia e si tifa a voce alta. Tutte cose sconsigliate, purtroppo, in era Covid.
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