Passa ai contenuti principali

Il dpcm inserisce il blocco, intanto per 30 giorni, di tutto lo sport amatoriale di squadra per evitare di veicolare il contagio: ma basterà?

 

Covid19: il nuovo nemico è il calcetto e tutti gli sport di contatto


Covid: poche lettere, termine breve, nessuno sapeva cosa fosse.

Coronavirus: un po’ più lungo, sicuramente più inquietante ma fino a poco tempo fa sinonimo di un fastidioso ma molto comune raffreddore.

Questi due termini, oltre a quelli di tampone, contagi, asintomatici (che una volta si chiamavano portatori sanie quarantena sono entrati nel gergo di tutti i giorni.

Anche le parole “Nuova Normalità” (che tutto ha tranne qualcosa di normale per noi esseri umani), “Distanziamento Sociale” (assolutamente improponibile per il nostro modo di vivere la comunità) e “mascherina” sono entrate, come una costante, ad invadere la nostra esistenza.

Una esistenza condizionata da questo minuscolo virus, capace di insinuarsi come una bomba atomica sul vivere mondiale: tutto è cambiato, dopo che tutto è stato ampiamente sottovalutato.

Molti lavori si sono letteralmente sbriciolati, alcuni settori sono attualmente deceduti e non riusciranno a resuscitare se non a pandemia vicina: ogni tanto hanno dei sussulti ma quando arrivano le “ondate” (altro termine che abbiamo imparato a conoscere) travolgono tutto ciò che trovano.

Il Governo (non solo italiano, ma direi tutti nel mondo) ha fatto fatica a combattere questa pandemia, la prima che abbiamo veramente conosciuto nel mondo moderno e dalla quale, stupidamente, ci sentivamo esenti. Gli stessi equilibri di potere si sono dissolti, con da una parte gli sfortunati detentori di questo come i salmoni che nuotano contro corrente, e dall’altra  gli oppositori che vedono l’opportunità di disarcionare chi comanda proponendo spesso e volentieri tesi antitetiche ai primi non solo dal punto di vista politico ma anche scientifico.

La scienza poi, con “comitati scientifici” e “task force” che abbiamo imparato a conoscere e non capire per niente, che deve trovare un compromesso con il potere per arrivare ad evitare il “lockdown”, la chiusura in casa che sembra l’unico vero mezzo serio per evitare la diffusione del mostro che sta condizionando la nostra vita.

E mentre si dibatte tra i “prudenti” e i “negazionisti”, altrimenti chiamati anche “ipocondriaci” o “ignoranti totali” a seconda del lato da cui parte la polemica (una dicotomia figlia del disagio psicologico che stiamo vivendo), lo sport è, in quanto potenziale diffusore di contagio, messo all’indice.

Lo sport amatoriale, ultimo avamposto di normalità prima derubricato a vezzo e ora necessario a sfogare le proprie ansie, è diventato vietato!

 Non parlo dei runner, condannati dall’opinione pubblica ingiustamente durante la prima ondata come untori e privilegiati (alla stessa stregua dei proprietari di cani, una lobby molto potente in Italia e dunque difficilmente toccabile ma ugualmente odiata),  ma degli sport di squadra.

E se è vero come è vero che i nostri governanti non sanno scrivere nemmeno un provvedimento, per chiarire che quando si corre non occorre indossare la mascherina (a rischio di un vero e proprio “sturbo”) è occorso un intervento del Viminale per chiarire (si fa per dire) un qualcosa di ovvio.

Il nemico principale è il calcetto (e tutti gli sport di contatto in genere, come anche l’onanismo), con una stregua di amanti disperate perché non ci sarà più la scusa del big match con gli amici al Kolbe (stranamente tre giorni alla settimana, come se si fosse in serie A) per scappare dalle proprie mogli.

Uno sport ostile, dove il contatto e la respirazione affannosa di atleti poco allenati, uniti alla goliardia di uno spogliatoio con le sedie girate al contrario, per non fare sedere i calciatori che appoggiavano le loro natiche sudate e i loro vestiti contaminati più dalla sofferenza che dal virus, diventa veicolo di contagio.

Il virus, che in realtà supera ogni barriera, ha dunque bisogno di un nuovo nemico. Adesso tocca a chi vorrebbe fare sport e distrarsi ogni tanto. 

Cari appassionati vi resta solo il divano per vedere orribili partite con spalti vuoti o “contingentati”.

E’ tutto davvero molto triste, anche se utile alla causa (almeno speriamo)!



Commenti

Post popolari in questo blog

Famiglia nel bosco: se tutto ciò fosse avvenuto in Australia

 Ho provato a capire come funzionano le cose tra Italia, dove si svolge questa storia, e Australia, paese d'origine della #famigliadelbosco  Come stanno le cose? Partiamo dai concetti davvero generali Ci sono momenti in cui una singola vicenda rivela molto più di quello che sembra. Il caso della “famiglia nel bosco” è uno di questi. Da una parte ci sono le carte, le perizie, le relazioni, le norme: la realtà. Dall’altra ci sono narrazioni emotive, ideologiche, deformazioni mediatiche: la fiction. Quello che è mancato, fin dall’inizio, è un confronto maturo. E ciò che è emerso, invece, è la fragilità culturale con cui in Italia affrontiamo il tema più delicato: la tutela dei minori. --- 🇮🇹 In Italia abbiamo un problema: la verità giudiziaria viene spesso sommersa dal rumore. I provvedimenti del Tribunale per i Minorenni sono spesso tecnici, complessi, pieni di accertamenti e verifiche. Ma nel dibattito pubblico non contano la pediatra, il geometra, lo psicologo, la scuola. C...

I tre giorni del condor: Stramezzi fuori pericolo

  Vi racconto l'ultimo capitolo di questa "emozionante" e "triste" storia, piena di commozione, preghiere, speranze. La storia di una resurrezione , di una nuova Pasqua del Signore (del piano di sotto), di amore "incondizionato", di devozione al padre, di necrologi mancati e di nuove richieste di donazioni. Il tutto per creare un nuovo astro nascente che si candiderà con un generale che sembra uscito da un film comico in cui si vendono degli ottimi kebab che si fatica però ad espellere dal retto. La chiameremo "I tre giorni del Condor" Ieri sera, Pietro Stramezzi, figliol prodigo del dentista dai gialli denti e dai baffi nicotinosi, ha annunciato in mondovisione prima a Roma , non a Milano dove il padre "stava combattendo per la vita" contro medici assassini, un avvelenamento, un forte odore di gas in casa (in ordine sparso) che "papà si sta svegliando dal coma!". Duemila e ventisei anni dopo al Policlinico di Milano , ...

Dio C'è

Lo so. E' una leggenda metropolitana. Se hai vissuto al sud, e soprattutto in Calabria questa leggenda diventava "quasi" reale: potevi trovare droga semplicemente seguendo le indicazioni. Facciamo finta che sia vera sempre. Facciamo finta che le storie che io racconti siano frutto di una fervida fantasia. Diciamo a noi stessi che quello che abbiamo visto in questi anni non sia vero. Diciamolo con forza, viviamo in una realtà distopica: una storia che non può essere reale, c'è stata qualche deviazione. Qualche momento di incredibile connessione di alcuni pianeti che si sono allineati nel modo sbagliato (o migliore). E questi accadimenti sono parossistici. Ridicoli. Insensati. E c'è una folla adorante a vedere segni, ci si sente eletti, "diversi". Credere ai fatti è una stupida abitudine. A queste persone piace la "post produzione" della realtà, modellata in base al loro modo di "pensare". Pensare...Parola grossa, forse sopravvalutata, ...