Passa ai contenuti principali

Assembramenti folli e irresponsabili per celebrare Maradona

 Napoli è una città meravigliosa, incline alle contraddizioni come tutte le città più belle del sud. Una scoperta straordinaria quando ci metti piede per la prima volta, una conferma di bellezza ogni volta che ci ritorni.

Sono innamorato di Napoli: Partenope (la sua dea protettrice) aveva ben scelto il luogo migliore per dedicarle l'attenzione: era una sirena e decise, secondo la leggenda, di morire dove sorge oggi Castel dell'Ovo. A Piazza del Plebiscito, in via Chiaia e sul lungomare Caracciolo ho passato meravigliose serate estive e qualche, raro, pomeriggio piovoso d'Inverno.  Ancor oggi, quando scendo alla stazione Garibaldi, superato il mare infinito di taxi (abusivi e non) che fanno da tappeto alla sua porta di ingresso nella città, vado dal mio amico Marignano in via Castromediano a prendermi una mozzarella di bufala e a parlare con il proprietario di momenti intimi che riguardano le nostre famiglie.



E' un luogo straordinario Napoli, è la personificazione sotto forma di agglomerato urbano di una esperienza unica che nella vita va vissuta. La creatività, che spesso stride con la miseria, o allo stesso tempo è figlia della stessa sofferenza da cui è nata, la rende "milionaria".

Napoli è mille colori, come diceva uno dei suoi cantori più meravigliosi e talentuosi. E' il pianeta del caffè sospeso, di un abbraccio magari non necessario che spesso ti avvolge e che potrebbe soffocarti per troppo amore.

Buenos Aires è la stessa cosa, avvincente e divertente la notte, folle e miserabilmente sonnecchiante e cattiva di giorno, ma capace di clamorosi slanci di amore pure e vero. La passione, il suono di un tango spesso non richiesto, che si esaspera nel suo cliché di sogno, povertà e dramma.

​Queste due città, e veniamo al punto, lontanissime geograficamente, sono state accomunate dal lutto dei lutti: la morte di Diego Armando Maradona!

E veniamo al punto dolente di questa storia d'amore che è passata alla fase eterna: il folle comportamento della gente!

Viviamo, in questo maledetto e funesto 2020, una tremenda pandemia. Al netto dei negazionismi folli e incomprensibili, figli della paura stessa che tende a mettere sempre lo sporco sotto il tappeto nella (vana) speranza di farla franca comunque, certi comportamenti sono inaccettabili.

L'evoluzione è decisamente inciampata per celebrare questo straordinario campione che a tutti noi mancherà! 

Ci si è dimenticati di tutte le norme di buon senso che dovrebbero fare la differenza tra noi (animali sociali e pensanti) e le bestie!

Amiamo aggregarci, stare insieme, cantare a squarciagola: ma in questo momento ogni deroga a un comportamento diverso da quello di cui abbiamo parlato potrebbe essere letale. In meridione la sanità non esiste, o comunque ha delle opzioni di valore molto limitate. Noi del sud lo sappiamo bene, e solo il pensare di andare in un ospedale per una banale visita ci mette sempre un po' di ansia.

A Napoli e in Argentina, per celebrare il campione scomparso, è andata in onda una inaccettabile pantomima. Ridicola, pericolosa e irrispettosa.



Un vecchio detto spiegava come ci si dovrebbe comportare in questi casi: per onorare i morti, bisogna pensare ai vivi!

"Il contagio della gioia": così parlo il sindaco di Napoli, De Magistris. La vittoria di Coppa Italia dei ragazzi di Gattuso sulla odiata Juventus, subito dopo il lockdown, fu per la città campana un momento di esaltazione. Che non causò danni, ma solo per un motivo: il virus circolava poco per le restrizioni e quasi per nulla al sud.

Adesso, che invece è ovunque, che ha colpito i nostri affetti più cari, fare quegli assembramenti folli è inaccettabile. Tra un mese ne vedremo le conseguenze funeste, stavolta non ci sarà indulgenza da parte del Sars Cov 2. E avrete davvero il coraggio di prendervela con un governo qualsiasi, quando la colpa è solo vostra?

Stiamo rinunciando tutti a moltissimo: la nostra libertà di vivere e lavorare è limitata da una tragica pandemia.

Se volete commemorare i morti, rispettate chi è rimasto in vita!

Commenti

Post popolari in questo blog

Famiglia nel bosco: se tutto ciò fosse avvenuto in Australia

 Ho provato a capire come funzionano le cose tra Italia, dove si svolge questa storia, e Australia, paese d'origine della #famigliadelbosco  Come stanno le cose? Partiamo dai concetti davvero generali Ci sono momenti in cui una singola vicenda rivela molto più di quello che sembra. Il caso della “famiglia nel bosco” è uno di questi. Da una parte ci sono le carte, le perizie, le relazioni, le norme: la realtà. Dall’altra ci sono narrazioni emotive, ideologiche, deformazioni mediatiche: la fiction. Quello che è mancato, fin dall’inizio, è un confronto maturo. E ciò che è emerso, invece, è la fragilità culturale con cui in Italia affrontiamo il tema più delicato: la tutela dei minori. --- 🇮🇹 In Italia abbiamo un problema: la verità giudiziaria viene spesso sommersa dal rumore. I provvedimenti del Tribunale per i Minorenni sono spesso tecnici, complessi, pieni di accertamenti e verifiche. Ma nel dibattito pubblico non contano la pediatra, il geometra, lo psicologo, la scuola. C...

I tre giorni del condor: Stramezzi fuori pericolo

  Vi racconto l'ultimo capitolo di questa "emozionante" e "triste" storia, piena di commozione, preghiere, speranze. La storia di una resurrezione , di una nuova Pasqua del Signore (del piano di sotto), di amore "incondizionato", di devozione al padre, di necrologi mancati e di nuove richieste di donazioni. Il tutto per creare un nuovo astro nascente che si candiderà con un generale che sembra uscito da un film comico in cui si vendono degli ottimi kebab che si fatica però ad espellere dal retto. La chiameremo "I tre giorni del Condor" Ieri sera, Pietro Stramezzi, figliol prodigo del dentista dai gialli denti e dai baffi nicotinosi, ha annunciato in mondovisione prima a Roma , non a Milano dove il padre "stava combattendo per la vita" contro medici assassini, un avvelenamento, un forte odore di gas in casa (in ordine sparso) che "papà si sta svegliando dal coma!". Duemila e ventisei anni dopo al Policlinico di Milano , ...

Dio C'è

Lo so. E' una leggenda metropolitana. Se hai vissuto al sud, e soprattutto in Calabria questa leggenda diventava "quasi" reale: potevi trovare droga semplicemente seguendo le indicazioni. Facciamo finta che sia vera sempre. Facciamo finta che le storie che io racconti siano frutto di una fervida fantasia. Diciamo a noi stessi che quello che abbiamo visto in questi anni non sia vero. Diciamolo con forza, viviamo in una realtà distopica: una storia che non può essere reale, c'è stata qualche deviazione. Qualche momento di incredibile connessione di alcuni pianeti che si sono allineati nel modo sbagliato (o migliore). E questi accadimenti sono parossistici. Ridicoli. Insensati. E c'è una folla adorante a vedere segni, ci si sente eletti, "diversi". Credere ai fatti è una stupida abitudine. A queste persone piace la "post produzione" della realtà, modellata in base al loro modo di "pensare". Pensare...Parola grossa, forse sopravvalutata, ...