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Come si fa a pensare a Europei e Olimpiadi se siamo in emergenza?

 



La fretta è stata cattiva consigliera, mentre alla frutta è quello che sembriamo essere diventati ora!

No, non è un surreale racconto di pure disinteresse, ma quello che noi viviamo al momento è figlio di una famiglia senza padri: senza eguali.

Si riempiono mail di lettere, abbiamo dimenticato la vita di prima, il presente non ci piace, il futuro potremmo sicuramente costruirlo: lo sport si sta per arrendere alla sconfitta economica figlia di un tempo imprevedibile.

Si pensa davvero che ci saranno Europei e Olimpiadi normali nel 2021: e chi lo fa è decisamente uno stolto, convinto come tutti coloro che lo sono, che a “Marzo ne usciremo”.

Sono arrabbiato? Si, presumo. Anzi non lo presumo: lo sono! Ma non per questo devo e dobbiamo perdere il controllo, anche se di fatto lo abbiamo perso.

Mi sono dimenticato della normalità, mentre altri si sono ricordati di essa e hanno fatto finta che tutto fosse normale davvero: mai errore fu più grave di questo!

Ne stiamo pagando un prezzo, sotto forma di assenza di reddito, di prospettive improvvisamente interrotte, di sogni che non possono al momento essere alimentati.

E ci affidiamo alle “non scelte” di chi ci governa, sia a livello nazionale che a livello regionale: falliamo sulla prevenzione, rimaniamo basiti sulla mancata attenzione e concludiamo con una sottile e totale repulsione.

Il lockdown che ha fatto cantare gli illusi dal balcone, creando nuovi eroi di cui poi ci siamo dimenticati per poi dileggiarli oggi (altri stolti, infatti, negano e pensano che tutti costoro siano comparse pagate da una produzione cinematografica dagli infiniti denari), e ha creato in molti la presunta idea che ci fosse un patto: oggi mi chiudo e da domani faccio quel che voglio, io i sacrifici li ho già fatti.

Era un patto con Satana, o con un nemico che non conoscevamo, ed aveva come sotto strato il peccato originale che dipendeva anche da noi mantenere questo accordo. Anche perché gli accordi si fanno in due e se uno viola un contratto deve pagare la penale.

la penale è stata salatissima e dopo avere ballato per una intera estate perché qualcuno, mentendo e sapendo di mentire, diceva che il nemico fosse clinicamente morto e che bisognava dimenticarsene. Le mascherine che avevano il naso di fuori, sono diventate prima fastidiosi scaldacollo a Giugno, per poi scomparire sotto la musica altissima del bellissimo mare sardo a Luglio ed Agosto.

Siamo tornati anche a giocare a pallone con gli amici, facendoci la doccia in spogliatoi con sedie rovesciate verso il muro per non sederci vicino quando ci asciugavamo. La sera, dopo le partite, siamo andati al ristorante tutti vicini anche se mai congiunti e la mattina dopo, su mezzi pubblici strabordanti in cui ci si era dimenticati che fossimo in un mondo civile condividevamo assieme alla futura classe dirigente (i ragazzi delle scuole che dovevano imparare…) il carro bestiame che essi stessi erano diventati.

Qualcuno a quel punto voleva riaprire gli stadi al pubblico, era convinto che il calcio e tutto lo sport vivesse in una bolla. Un po’ come i nostri politici che non hanno mai vissuto nel mondo reale dei problemi e delle mancanze delle cose che loro si sono dimenticati di costruire.

E all’improvviso alla nostra porta ha suonato un nemico sotto forma di sveglia, dal suono assordante di ambulanze e dal silenzio incommentabile di un coprifuoco che nemmeno in guerra si era mai visto.

La sanità, anche quella mentale, si ritrovava proiettata in un futuro passato. I teatri chiudevano le porte e ogni forma di intrattenimento stava per morire.

Intanto tra un aperitivo e l’altro si consumava la follia di una società senza educazione civica: ne usciremo migliori, forse no, tranquillamente e solo tra molto tempo. Perché ora c’è la fretta di vivere, di non perdere un goccio della vita di prima.

Ma ormai anche le gocce sono asciutte, la siccità del pensiero ha prevalso!

Ora è il tempo delle scelte, decise e nette: se no altro che calcio, tutto il nostro vivere sarà in dubbio!

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