La trasmissione Report (nella puntata di lunedì 9 Novembre) è tornata al 19 Febbraio 2020, giorno di Atalanta-Valencia di Champions League giocata a San Siro e valida per gli storici ottavi di finale della competizione mai raggiunti prima dagli orobici. Da la, ed ormai è certo (io lo avevo sostenuto molti mesi fa e non ci voleva un genio a sottolinearlo ma solo un minimo di ragionamento, n.d.a.) è partita la bomba epidemica che ha portato Bergamo e il bresciano a subire la strage della prima ondata di SARS-COV2. Attraverso i dati che si posseggono oggi si può chiaramente dire che ci sia un legame oggettivo tra la diffusione della epidemia nella fase iniziale e la presenza dei tifosi in quella serata di Champions di Milano.
Aldo Cristadoro, amministratore delegato di IN.TWIG, che ha curato una sorta di indagine su quella serata grazie al contributo di chi ha partecipato a quella serata che ha collaborato al sondaggio per spiegare la diffusione del virus ha dichiarato: ” La maggior parte dei tifosi viene dalla area urbana di Bergamo, e dalle valli bergamasche brembana e seriana, mentre la presenza della pianura e della bassa bergamasca è molto meno rappresentata dai tifosi presenti alla partita“.
I numeri non lasciano scampo ad alcun dubbio. A San Siro quella sera ci sono stati: 215 tifosi di Grassobbio, 610 di Alzano Lombardo, 540 di Nembro e 590 di Albino. La stessa mappa è chiaramente sovrapponibile a quella del contagio.
Lo studio di Report e Bergamo News ha sottolineato che ben 36.000 tifosi si sono sposati dalla bergamasco alla città meneghina. Di questi sicuramente 7.900 sono stati contagiati con sintomi del covid, emerso chiaramente dai test di siero prevalenza fatti nei mesi successivi, in cui molti di coloro che erano stati male e a cui non era stato possibile fare un tampone avevano ancora addosso gli anticorpi della malattia.
20 tifosi su 100 hanno dichiarato di avere avuto sintomi dunque del SARS-COV2.
Quella strada, quei 45.000 tifosi che si sono mossi con 120 autobus e tutta una serie di auto private e treni, ha trascinato il virus riportandolo indietro a casa propria: cori, festeggiamenti hanno di certo contribuito.
Crisanti, noto virologo, ha spiegato chiaramente il pericolo che ci può essere in un evento del genere: “C’è un caso a Seattle in cui in un coro una persona infetta ha contagiato una trentina di persone. Cantare, urlare come si fa allo stadio, tutti vicini può portare ed è chiaro a una esplosione di contagi“.
Marino Lazzarini, del Club amici dell’Atalanta: “A Milano abbiamo visto uscire dalle metrò migliaia di persone con la sciarpa dell’Atalanta, la città di Bergamo si era tutta trasferita la per quella storica partita“.
I risultati purtroppo sono stati evidenti a tutti, quella gara ormai è certo, è stata il detonatore della bomba epidemica che ha portato al lockdown nazionale.
Minimizzare, parlare di riaperture, sperare in una normalità è davvero poco serio: il dio denaro impera, ma la salute può e deve essere tutelata. Una grande festa come quella ha trasferito un virus, che si stava affacciando silenziosamente, nelle case di tutti noi portandoci a questa situazione.
E adesso abbiamo ripetuto gli stessi errori con negazioni e/o comportamenti inaccettabili.
Guardare al passato per preparare meglio il nostro futuro: è necessario!
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