In Italia abbiamo la #CommissioneCovid.
Nel resto del mondo cosa è accaduto per analizzare o altro, la #pandemia e la nostra risposta? Prima di tutto una precisazione importante anche dal punto di vista metodologico: il confronto internazionale è utile, ma va fatto con cautela. Le commissioni dei vari Paesi hanno poteri, mandati e contesti politici differenti, quindi non sono perfettamente sovrapponibili. Detto questo, il dato che emerge è abbastanza chiaro: nella maggior parte dei casi l'obiettivo è stato analizzare la preparazione dello Stato, l'organizzazione sanitaria e la governance, più che trasformare il dibattito scientifico in un processo penale. Questa la prima grande differenza. Nel resto del mondo processano gli Stati. In Italia processiamo la Tachipirina: questo potrebbe essere il titolo C'è una domanda che mi tormenta da parecchio tempo. E no, non è una domanda retorica: è una curiosità sincera. Nei Paesi che hanno attraversato la pandemia, con centinaia di migliaia di morti, sistemi sanitari al collasso, governi travolti dalle polemiche, hanno istituito commissioni d'inchiesta? Sì. Spoiler immediato, le hanno fatte. Sapete che cosa hanno cercato? Di capire perché i loro Stati fossero impreparati. Noi, invece, sembriamo aver deciso che quattro anni di pandemia, milioni di ricoveri nel mondo, migliaia di pubblicazioni scientifiche e un virus sconosciuto possano essere spiegati con una confezione da venti compresse: la #Tachipirina. Siamo un Paese meraviglioso, ma questo lo sapevamo già da moltissimo tempo... Il Regno Unito ha processato il governo, non il paracetamolo. L'inchiesta britannica è mastodontica, con milioni di documenti, centinaia di testimoni, Primi ministri chiamati a deporre, lasciando spazio a scienziati, a funzionari che hanno preso delle decisioni, hanno coinvolto i familiari delle vittime, anni di lavoro per capire come è andata. E alla fine sapete quale è stata la conclusione? Che il Regno Unito era impreparato, che il sistema decisionale era lento, che la macchina pubblica non era pronta. Pensate un po'. Nessuno ha convocato il blister della Tachipirina come imputato principale, nessuno ha chiesto il rinvio a giudizio dell'antipiretico. Che distrazione! In Svezia...invece? La mitologica Svezia. La tanto invocata Svezia? Quella che, a giorni alterni, diventa il paradiso terrestre oppure il quarto girone dell'inferno, a seconda di chi pubblica il post. Anche lì hanno istituito una commissione. Sapete che cosa hanno trovato? Che gli anziani erano stati protetti male, che le RSA avevano mostrato enormi criticità, che la preparazione era insufficiente. Incredibile!!! Neppure lì hanno scoperto una lobby segreta del paracetamolo. La Norvegia? Preparazione insufficiente, coordinamento da migliorare, piani pandemici da riscrivere. Ancora una volta... Lo Stato. Non il blister. Persino il Brasile. Una commissione durissima, politicamente esplosiva, ma il bersaglio era il governo. Le decisioni, i suoi enormi ritardi, la comunicazione, l'organizzazione. Non il povero farmacista sotto casa che vendeva antipiretici. Poi arriviamo in Italia. Ed è qui che inizia il realismo magico, perché noi abbiamo un talento straordinario, riusciamo a prendere il problema più complesso degli ultimi ottant'anni...e trasformarlo in un meme. "Vigile attesa e Tachipirina." Fine. Sipario. Come se il virus avesse letto la circolare ministeriale e avesse detto: "Ah, oggi hanno preso il paracetamolo. Allora entro nei polmoni." Oppure: "Accidenti, hanno scelto un FANS. Mi arrendo." La medicina funziona leggermente in modo diverso, per fortuna. La pandemia vera era molto meno cinematografica, mancavano i dispositivi di protezione, mancavano medici, mancavano infermieri, mancavano posti letto, mancavano le USCA e mancavano piani pandemici aggiornati. Le RSA diventavano focolai devastanti. Spesso su scelte scellerate delle Regioni, che dovevano organizzare la sanità e che sono invece, per evitare guai ad amici degli amici, sono state "opportunamente" non considerate in Commissione. Le Regioni litigavano. I medici di famiglia cercavano di seguire decine di pazienti contemporaneamente, lo Stato rincorreva gli eventi. Il virus correva molto più veloce della burocrazia. E noi? Noi, quattro anni dopo, siamo ancora qui a discutere come se tutta la tragedia si riducesse a una scatola di Tachipirina. È quasi rassicurante, perché se trovi un solo colpevole, non devi affrontare la complessità. È il meccanismo psicologico perfetto, il mondo è complicato, mentre il capro espiatorio è semplice. La cosa che mi colpisce davvero sapete qual è? Che quasi tutte le grandi commissioni internazionali hanno cercato risposte sul futuro. Come miglioriamo la medicina territoriale? Come proteggiamo gli anziani? Come coordiniamo meglio Stato e Regioni? Come evitiamo gli stessi errori? Domande intelligenti. Noi, invece, rischiamo di trasformare una commissione in un gigantesco VAR retroattivo. Con milioni di replay, fermi immagine, rallenty e zoom. "Vedete? Al minuto 73 il medico ha detto Tachipirina." Allora è rigore! Peccato che la scienza non funzioni come una moviola di Serie A. Funziona con dati, con studi, con prove, con revisioni, con dubbi. E, soprattutto, con la capacità di cambiare idea quando arrivano evidenze migliori. Nessuno sostiene che tutto sia stato perfetto, anzi. Gli errori ci sono stati, eccome se ci sono stati. Anche gravi. Le comunicazioni sono state spesso confuse. La medicina territoriale ha mostrato limiti enormi, molte decisioni possono e devono essere discusse. Ma discutere significa analizzare, non cercare il finale del film prima ancora di guardarlo. Perché una commissione serve davvero? Per arrivare alla verità, non alla verità che piace alla propria tifoseria. Perché se una commissione parte già sapendo quale sarà il colpevole, non sta facendo un'indagine: sta cercando le prove per confermare una sentenza già scritta. È il contrario del metodo scientifico, ed è il contrario della giustizia. Le pandemie non si affrontano con gli slogan, nemmeno con quelli che ci piacciono. Si affrontano costruendo uno Stato migliore. Perché il prossimo virus, quando arriverà, se ne fregherà altamente delle nostre guerre sui social. Non leggerà Facebook. Non guarderà YouTube. Non saprà nemmeno cosa sia un influencer. Farà una sola domanda: "Siete più preparati dell'ultima volta?" Ed è l'unica domanda che dovrebbe interessare anche noi. Tutto il resto rischia di essere soltanto il più grande processo mediatico mai celebrato contro... una compressa da 500 milligrammi.
Nel resto del mondo cosa è accaduto per analizzare o altro, la #pandemia e la nostra risposta? Prima di tutto una precisazione importante anche dal punto di vista metodologico: il confronto internazionale è utile, ma va fatto con cautela. Le commissioni dei vari Paesi hanno poteri, mandati e contesti politici differenti, quindi non sono perfettamente sovrapponibili. Detto questo, il dato che emerge è abbastanza chiaro: nella maggior parte dei casi l'obiettivo è stato analizzare la preparazione dello Stato, l'organizzazione sanitaria e la governance, più che trasformare il dibattito scientifico in un processo penale. Questa la prima grande differenza. Nel resto del mondo processano gli Stati. In Italia processiamo la Tachipirina: questo potrebbe essere il titolo C'è una domanda che mi tormenta da parecchio tempo. E no, non è una domanda retorica: è una curiosità sincera. Nei Paesi che hanno attraversato la pandemia, con centinaia di migliaia di morti, sistemi sanitari al collasso, governi travolti dalle polemiche, hanno istituito commissioni d'inchiesta? Sì. Spoiler immediato, le hanno fatte. Sapete che cosa hanno cercato? Di capire perché i loro Stati fossero impreparati. Noi, invece, sembriamo aver deciso che quattro anni di pandemia, milioni di ricoveri nel mondo, migliaia di pubblicazioni scientifiche e un virus sconosciuto possano essere spiegati con una confezione da venti compresse: la #Tachipirina. Siamo un Paese meraviglioso, ma questo lo sapevamo già da moltissimo tempo... Il Regno Unito ha processato il governo, non il paracetamolo. L'inchiesta britannica è mastodontica, con milioni di documenti, centinaia di testimoni, Primi ministri chiamati a deporre, lasciando spazio a scienziati, a funzionari che hanno preso delle decisioni, hanno coinvolto i familiari delle vittime, anni di lavoro per capire come è andata. E alla fine sapete quale è stata la conclusione? Che il Regno Unito era impreparato, che il sistema decisionale era lento, che la macchina pubblica non era pronta. Pensate un po'. Nessuno ha convocato il blister della Tachipirina come imputato principale, nessuno ha chiesto il rinvio a giudizio dell'antipiretico. Che distrazione! In Svezia...invece? La mitologica Svezia. La tanto invocata Svezia? Quella che, a giorni alterni, diventa il paradiso terrestre oppure il quarto girone dell'inferno, a seconda di chi pubblica il post. Anche lì hanno istituito una commissione. Sapete che cosa hanno trovato? Che gli anziani erano stati protetti male, che le RSA avevano mostrato enormi criticità, che la preparazione era insufficiente. Incredibile!!! Neppure lì hanno scoperto una lobby segreta del paracetamolo. La Norvegia? Preparazione insufficiente, coordinamento da migliorare, piani pandemici da riscrivere. Ancora una volta... Lo Stato. Non il blister. Persino il Brasile. Una commissione durissima, politicamente esplosiva, ma il bersaglio era il governo. Le decisioni, i suoi enormi ritardi, la comunicazione, l'organizzazione. Non il povero farmacista sotto casa che vendeva antipiretici. Poi arriviamo in Italia. Ed è qui che inizia il realismo magico, perché noi abbiamo un talento straordinario, riusciamo a prendere il problema più complesso degli ultimi ottant'anni...e trasformarlo in un meme. "Vigile attesa e Tachipirina." Fine. Sipario. Come se il virus avesse letto la circolare ministeriale e avesse detto: "Ah, oggi hanno preso il paracetamolo. Allora entro nei polmoni." Oppure: "Accidenti, hanno scelto un FANS. Mi arrendo." La medicina funziona leggermente in modo diverso, per fortuna. La pandemia vera era molto meno cinematografica, mancavano i dispositivi di protezione, mancavano medici, mancavano infermieri, mancavano posti letto, mancavano le USCA e mancavano piani pandemici aggiornati. Le RSA diventavano focolai devastanti. Spesso su scelte scellerate delle Regioni, che dovevano organizzare la sanità e che sono invece, per evitare guai ad amici degli amici, sono state "opportunamente" non considerate in Commissione. Le Regioni litigavano. I medici di famiglia cercavano di seguire decine di pazienti contemporaneamente, lo Stato rincorreva gli eventi. Il virus correva molto più veloce della burocrazia. E noi? Noi, quattro anni dopo, siamo ancora qui a discutere come se tutta la tragedia si riducesse a una scatola di Tachipirina. È quasi rassicurante, perché se trovi un solo colpevole, non devi affrontare la complessità. È il meccanismo psicologico perfetto, il mondo è complicato, mentre il capro espiatorio è semplice. La cosa che mi colpisce davvero sapete qual è? Che quasi tutte le grandi commissioni internazionali hanno cercato risposte sul futuro. Come miglioriamo la medicina territoriale? Come proteggiamo gli anziani? Come coordiniamo meglio Stato e Regioni? Come evitiamo gli stessi errori? Domande intelligenti. Noi, invece, rischiamo di trasformare una commissione in un gigantesco VAR retroattivo. Con milioni di replay, fermi immagine, rallenty e zoom. "Vedete? Al minuto 73 il medico ha detto Tachipirina." Allora è rigore! Peccato che la scienza non funzioni come una moviola di Serie A. Funziona con dati, con studi, con prove, con revisioni, con dubbi. E, soprattutto, con la capacità di cambiare idea quando arrivano evidenze migliori. Nessuno sostiene che tutto sia stato perfetto, anzi. Gli errori ci sono stati, eccome se ci sono stati. Anche gravi. Le comunicazioni sono state spesso confuse. La medicina territoriale ha mostrato limiti enormi, molte decisioni possono e devono essere discusse. Ma discutere significa analizzare, non cercare il finale del film prima ancora di guardarlo. Perché una commissione serve davvero? Per arrivare alla verità, non alla verità che piace alla propria tifoseria. Perché se una commissione parte già sapendo quale sarà il colpevole, non sta facendo un'indagine: sta cercando le prove per confermare una sentenza già scritta. È il contrario del metodo scientifico, ed è il contrario della giustizia. Le pandemie non si affrontano con gli slogan, nemmeno con quelli che ci piacciono. Si affrontano costruendo uno Stato migliore. Perché il prossimo virus, quando arriverà, se ne fregherà altamente delle nostre guerre sui social. Non leggerà Facebook. Non guarderà YouTube. Non saprà nemmeno cosa sia un influencer. Farà una sola domanda: "Siete più preparati dell'ultima volta?" Ed è l'unica domanda che dovrebbe interessare anche noi. Tutto il resto rischia di essere soltanto il più grande processo mediatico mai celebrato contro... una compressa da 500 milligrammi.
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