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I “MANDANTI MORALI” dell'antivaccinismo chi sono?

 Presi dall'emozione e dalla rabbia, anche se l'abbiamo spesso accennato, pur reprimendo il comportamento della madre che non ha vaccinato sua figlia per delle stupide convinzioni, ci siamo dimenticati di chi, di fatto, è responsabile di questa situazione.


Anche la mamma è una vittima, della sua ignoranza sicuramente, ma anche di certe narrazioni che, pur di avere consenso, hanno riempito di palle queste persone. Facendole fuggire dalla realtà e creando un complottismo che si è poggiato su delle narrazioni che fanno leva su una certa ignoranza...


I “MANDANTI MORALI” dell'antivaccinismo chi sono?

La bufala vaccini-autismo non è nata su Facebook. Per anni una parte della politica italiana le ha dato palco, microfoni, voti e perfino dignità parlamentare.

Cominciamo dalla cosa più importante, nessuno può dimostrare che una frase di Beppe Grillo, Paola Taverna, Matteo Salvini o di qualunque altro politico abbia determinato la scelta dei genitori di Anna Rosa Bartolotta.

Sarebbe un’accusa priva di prove, e non la farò.

Ma esiste una responsabilità diversa dalla causalità diretta.

È la responsabilità di chi, per anni, ha contribuito a costruire un ambiente culturale nel quale falsità scientifiche sui vaccini sono state trattate come opinioni rispettabili, dubbi legittimi, battaglie di libertà o addirittura materiale da portare dentro le istituzioni.

È in questo senso, esclusivamente politico e culturale, che possiamo parlare di “mandanti morali” dell’antivaccinismo.

Le virgolette sono necessarie, i fatti, invece, no.

Il presunto rapporto tra vaccino MPR e autismo non è una questione ancora aperta, non è una teoria “controversa”, non è una faccenda sulla quale «la scienza è divisa».

È soltanto totalmente falsa!

L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che oltre venti studi hanno investigato il possibile rapporto tra vaccino morbillo-parotite-rosolia e autismo senza trovare un nesso causale. Lo studio di Andrew #Wakefield che contribuì a diffondere la paura fu ritirato da The Lancet; l’ISS ricorda inoltre che emersero falsificazioni dei dati e conflitti d’interesse e che Wakefield venne radiato dall’ordine professionale britannico.

Non c’è dunque un’opinione scientifica A e un’opinione scientifica B.

C’è una montagna di evidenze da una parte, e una delle bufale sanitarie più resistenti della storia moderna dall’altra.

Eppure quella bufala è entrata nella politica italiana.

BEPPE GRILLO: QUANDO IL BLOG PARLAVA DI «INQUINAMENTO DA VACCINI»

Nel 2007 sul blog di Beppe #Grillo comparve un articolo intitolato “L’epidemia dell’autismo”.

Il testo sosteneva che la crescita dell’autismo fosse attribuita dagli scienziati anche all’«inquinamento [...] da vaccini e farmaci».

È ancora online.

Dieci anni dopo, quando il New York Times accusò il Movimento 5 Stelle di avere alimentato posizioni antivaccinali, Grillo rispose indignato affermando che il M5S non aveva mai condotto campagne contro i vaccini né ripetuto falsi legami tra vaccinazioni e autismo.

Il problema è che internet ha memoria, e quella memoria rende quantomeno complicata la tesi secondo cui non fosse mai stato dato spazio a quel genere di narrativa.

IL MOVIMENTO 5 STELLE E L’ATTO PARLAMENTARE DEL 2014

Questo è probabilmente il passaggio più importante: "IL MOVIMENTO 5 STELLE E L’ATTO PARLAMENTARE DEL 2014"

Perché qui non siamo davanti a un post, non siamo davanti a un comizio, non siamo davanti a un utente anonimo.

Nel 2014 alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle depositarono una proposta di legge nella quale si affermava che «recenti studi» avrebbero evidenziato collegamenti tra vaccinazioni e una serie impressionante di patologie: leucemia, intossicazioni, infiammazioni, immunodepressioni, mutazioni genetiche trasmissibili, malattie tumorali, autismo e allergie.

Rileggetela: tumori, leucemie, mutazioni genetiche, autismo.

Non era il post del signor Pino dentro “VERITÀ NASCOSTE 5G E RETTILIANI”.

Era un testo entrato nel circuito parlamentare della Repubblica italiana, ed è questo il salto di qualità che spesso dimentichiamo.

Le pseudoscienze acquistano forza quando possono dire: «Vedete? Se ne parla anche in Parlamento.»

La politica conferisce autorevolezza anche semplicemente scegliendo che cosa considera degno di essere portato dentro le istituzioni.


Nel 2018 Paola Taverna, allora uno dei volti più riconoscibili del Movimento 5 Stelle, pronunciò una frase diventata celebre: «Un bambino non vaccinato è un bambino sano, sano, sano.»

Poi raccontò che da piccola, quando un cugino contraeva una malattia esantematica, i bambini venivano portati a casa sua affinché si ammalassero e acquisissero così l’immunità.

Qui bisogna essere corretti: Taverna non stava dicendo che ogni vaccino provoca autismo.

Ma stava contribuendo a una narrativa precisa: quella secondo cui l’infezione naturale sarebbe qualcosa di sostanzialmente ordinario e accettabile mentre la vaccinazione rappresenterebbe una scelta sulla quale lo Stato non dovrebbe interferire.

È precisamente il terreno culturale sul quale prospera il free-vax.

C’è poi Alfonso Bonafede.

Anni prima di diventare ministro della Giustizia, scrisse sul blog di Grillo raccontando l’attività del proprio studio legale in una causa per danni da vaccinazione.

Bonafede riferiva che era stato riconosciuto un indennizzo a un bambino autistico perché un giudice aveva ritenuto che non fosse possibile escludere il vaccino come concausa.

Attenzione: una decisione giudiziaria di quel tipo non dimostra scientificamente un rapporto causale tra vaccino e autismo.

E infatti una delle sentenze italiane più note utilizzate per sostenere questa narrativa fu successivamente ribaltata in appello; l’ISS ricorda esplicitamente che non esiste un nesso causale dimostrato.

Qui nasce un altro meccanismo potentissimo della disinformazione: trasformare una sentenza in uno studio scientifico.

Un tribunale decide una controversia individuale secondo criteri giuridici.

La scienza stabilisce relazioni causali attraverso studi epidemiologici, sperimentazione, replicazione e revisione delle prove.

Sono mestieri diversi.

Bartolomeo Pepe (che riuscì nell'impresa di morire nel 2021 quando c'era un vaccino per il covid) fu eletto al Senato con il Movimento 5 Stelle e successivamente uscì dal gruppo.

Nel 2016 tentò di organizzare una proiezione di “Vaxxed”, il documentario costruito intorno alle tesi sul presunto insabbiamento del rapporto tra vaccini e autismo e legato alla figura di Andrew Wakefield.

La proiezione prevista fu cancellata dopo le proteste.

Anche qui il punto non è vietare un film, il punto è dove lo porti.

Una teoria pseudoscientifica presentata in un bar è una cosa, una teoria pseudoscientifica che entra nelle sale delle istituzioni acquisisce una patina di legittimità.

Ed è esattamente ciò di cui vive la propaganda.

Nel giugno 2018 Matteo Salvini disse: «Dieci vaccini obbligatori sono assolutamente inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi.»

Qui va fatta una distinzione che ritengo fondamentale, essere contrari all’obbligo vaccinale è una posizione politica.

Si può sostenere che una vaccinazione debba essere raccomandata anziché obbligatoria, si può discutere delle modalità della legge Lorenzin, si può discutere di proporzionalità.

Tutto legittimo.

Ma dire che i vaccini sono «pericolosi» o «dannosi» non è più una posizione sull’obbligo, è un’affermazione sulla sicurezza di un intervento sanitario.

E quindi deve rispondere alle evidenze scientifiche, non agli applausi di una piazza.

Con la #pandemia il vocabolario antivaccinale cambiò, ma il meccanismo rimase identico.

Il vaccino non era più quello che «provoca l’autismo».

Diventò: “sperimentale”, “terapia genica”, “roulette russa”,“sperimentazione di massa”, “cavie”, “topini bianchi”.

Il lessico della paura si aggiornò.


Nel 2021 Simone Pillon, altro genio del male, sostenne che non si potessero costringere le persone a sottoporsi a vaccini «ancora nella fase sperimentale».

Nello stesso periodo Gianluigi Paragone dichiarò di non volersi vaccinare definendosi «free-vax» e affermò che lo Stato non avrebbe imposto l’obbligo perché sapeva che si era ancora in una «fase sperimentale».

Paragone, tra l'altro, portò in piazza il fantasma di Montagnier con la badante, e di fatto fu la che si ammalò di covid. In quella piazza piena di irresponsabili. E a morire "all'improvviso" fu Montagnier.

Questa formula ebbe un successo straordinario.


Era però fuorviante: i vaccini autorizzati contro Covid non erano farmaci somministrati senza sperimentazione clinica. Il fatto che continuassero studi e farmacovigilanza dopo l’autorizzazione non significava che milioni di cittadini fossero cavie di un esperimento privo di precedenti test.

Sergio Berlato, europarlamentare di Fratelli d’Italia, nel 2021 descrisse la campagna vaccinale Covid con parole ancora più esplicite.

Disse: «Siamo tutti topini bianchi», parlando di una «sperimentazione di massa» e definendo quelli che venivano chiamati vaccini «sostanze geniche sperimentali».

È difficile immaginare un’immagine comunicativa più potente per spaventare una popolazione.

Non pazienti.

Non cittadini che ricevono un farmaco autorizzato.

Topi da laboratorio.

E poi ci stupiamo se qualcuno finisce per credere che dietro una vaccinazione ci sia un esperimento oscuro.

Davide Barillari, eletto nel Lazio con il Movimento 5 Stelle e poi espulso, utilizzò una pistola come elemento scenico per rappresentare il vaccino come una «roulette russa».

Il messaggio era inequivocabile: ti vaccini e premi il grilletto.

È uno degli esempi più efficaci di comunicazione politica antivaccinale proprio perché non ha bisogno di statistiche: funziona con la paura.

Un’immagine, un’arma, una siringa, morte.

Il linguaggio visivo spesso arriva molto più lontano di qualsiasi studio scientifico.

Sara Cunial, eletta successivamente alla Camera con il Movimento 5 Stelle e poi espulsa dal gruppo, aveva definito le vaccinazioni un «genocidio gratuito».

Per quelle posizioni era stata inizialmente sospesa dal Movimento; venne tuttavia successivamente candidata ed eletta. In seguito organizzò alla Camera anche un’iniziativa denominata “Vaccini-gate”.

Fermiamoci un secondo sulla parola "genocidio"

Se convinci una persona che una campagna vaccinale è assimilabile a uno sterminio, non stai semplicemente esprimendo una perplessità sulla farmacovigilanza.

Stai costruendo un’immagine nella quale il medico diventa potenzialmente il carnefice.

E chi rifiuta la vaccinazione diventa il resistente.

È la struttura narrativa perfetta di ogni movimento complottista.

Durante la pandemia circolarono anche affermazioni secondo cui componenti dei vaccini sarebbero stati cancerogeni.

Tra coloro che diffusero una di queste tesi vi fu l’allora europarlamentare Francesca Donato, che sostenne la presunta cancerogenicità dell’ALC-0315 utilizzato nel vaccino Pfizer; l’affermazione fu successivamente contestata e indicata come falsa nei fact-checking.

Ancora una volta, lo schema è sempre lo stesso: termine chimico incomprensibile, cheda tecnica, screenshot.

Parola terrificante, infine: "CANCEROGENO".

Ed eccoci con migliaia di persone convinte di avere scoperto ciò che farmacologi, autorità regolatorie e ricercatori di mezzo mondo avrebbero inspiegabilmente ignorato.


A questo punto bisogna fare un’altra precisazione.

Non tutte le persone citate hanno sostenuto le stesse cose.

Non tutti possono essere definiti no-vax nello stesso senso.

Alcuni erano contrari all’obbligo, alcuni contrari al Green Pass, alcuni si erano vaccinati, alcuni hanno successivamente cambiato o moderato posizione, alcuni hanno pronunciato affermazioni palesemente pseudoscientifiche.

Altri hanno soprattutto offerto legittimità politica a un ambiente che quelle affermazioni produceva.

Fare queste distinzioni non indebolisce l’accusa: la rende seria.

Per esempio, contestare il Green Pass non equivale a sostenere che il vaccino causi autismo.

Essere contrari all’obbligo non equivale a definire i vaccini un genocidio.

Essere vaccinati non impedisce però di contribuire alla diffusione di messaggi falsi o fuorvianti sui vaccini.

Il punto è sempre lo stesso: quali affermazioni hai fatto e quali prove avevi per farle?

Ora torniamo ad Anna Rosa.

Una famiglia ha riferito di avere avuto paura dei vaccini perché riteneva che l’autismo di un parente fosse stato causato dal vaccino trivalente.

Noi non sappiamo da dove quella famiglia abbia preso questa convinzione, potrebbe essere arrivata da un conoscente, da internet, da un medico, da un gruppo Facebook, da Telegram, anche da un video o da cento fonti contemporaneamente.

Quindi nessuno può costruire la catena: politico X, genitore, mancata vaccinazione, morte.

Non esiste la prova.

Ma sarebbe altrettanto assurdo sostenere che decenni di comunicazione pubblica non abbiano alcun effetto sulla percezione sociale dei vaccini.

Se un leader politico dice che alcuni vaccini sono «pericolosi» e «dannosi», quella frase entra nel dibattito.

Se un parlamentare parla di autismo e tumori, quella frase entra nel dibattito.

Se qualcuno porta Vaxxed dentro le istituzioni, quella teoria acquista visibilità.

Se un eurodeputato parla di «topini bianchi», milioni di persone ricevono l’immagine di una sperimentazione sulla popolazione.

Se un politico mostra una pistola e parla di roulette russa, associa emotivamente vaccinazione e morte.

Questa è comunicazione politica.

E la comunicazione politica serve precisamente a influenzare ciò che le persone pensano.

Altrimenti nessun partito spenderebbe un euro in manifesti, televisioni, social network e campagne elettorali.

«ABBIAMO SOLO FATTO DOMANDE»

È la difesa classica, abbiamo sollevato dubbi, abbiamo fatto domande, volevamo trasparenza.

Benissimo.

Fare domande è legittimo.

Ma una domanda formulata in un certo modo può contenere già un’affermazione.

«E se il vaccino provocasse l’autismo?»

ripetuto per vent’anni non rimane una domanda neutrale.

Diventa un’associazione mentale.

È lo stesso meccanismo pubblicitario per cui basta accostare continuamente due immagini perché il cervello inizi a collegarle.

Vaccino uguale autismo.

Vaccino uguale trombosi.

Vaccino uguale turbo tumore.

Vaccino allora è sperimentazione.

Vaccino allora è morte.

Poi chiediamo alle persone di «informarsi serenamente».

Buona fortuna.


L’antivaccinismo non ha avuto bisogno di convincere tutti.

Gli è bastato modificare una domanda.

Da: «Quanto è pericolosa questa malattia?»

a: «Quanto devo avere paura del vaccino?»

Ed è un capolavoro comunicativo.

Perché quando una vaccinazione funziona, la malattia progressivamente scompare dalla memoria: le persone non vedono più la difterite, non vedono più la poliomielite.

Vedono il vaccino.

E quindi finiscono per percepire come rischio principale proprio ciò che impedisce loro di vedere il rischio reale.

L’ISS lo ricorda da anni: le vaccinazioni sono in un certo senso vittime del proprio successo, perché la scomparsa o drastica riduzione delle malattie rende più difficile ricordare perché fossero necessarie.

E QUINDI, CHI SONO I «MANDANTI MORALI»?

Non sono assassini, non sono responsabili penalmente della morte di bambini che non conoscono, non possiamo attribuire loro intenzioni che non possiamo provare.

Sono qualcosa di molto più banalmente documentabile: sono coloro che hanno contribuito a rendere socialmente plausibile l’idea che vaccinarsi potesse essere più pericoloso che ammalarsi.

Chi ha parlato di autismo senza basi scientifiche, chi ha evocato tumori., chi ha definito i cittadini cavie, chi ha parlato di roulette russa, chi ha utilizzato parole come genocidio.

Chi ha trasformato farmaci regolarmente autorizzati in fantomatiche «sostanze geniche sperimentali».

Chi ha preso una pseudoscienza e le ha regalato un microfono istituzionale.

Questo significa, qui, “mandante morale”.

Non colui che ordina un delitto, colui il quale contribuisce a creare il clima nel quale una falsità acquista rispettabilità.

Poi arriva, maledettamente, la realtà

Per anni abbiamo riso di gente che parlava di: microchip, del grafene, delle calamite, di 5G, di vaccini che modificano il DNA, del vaccino che causa l’autismo.

Poi improvvisamente una famiglia racconta di aver temuto una vaccinazione proprio perché convinta del rapporto tra vaccino e autismo: e improvvisamente nessuno ride più.

È in quel momento che comprendiamo che la disinformazione sanitaria non è soltanto stupidità da social network.

Può modificare comportamenti sanitari reali.

E quando modifica comportamenti sanitari reali, può produrre conseguenze reali.

Non sappiamo quali siano state, in questo caso specifico, tutte le cause e tutte le responsabilità: le indagini devono accertarle.

Ma una cosa possiamo già dirla: il rapporto vaccino-autismo è falso.
L’ISS lo documenta da anni.

E se nel 2026 quella falsità continua a essere creduta, forse è arrivato il momento di chiedersi non soltanto chi la crede.

Ma anche: chi l’ha alimentata? Chi l’ha normalizzata? Chi le ha dato un palco? Chi ha trasformato la paura in consenso politico?

Perché le parole non sono pallottole, ma non sono neanche aria.

E chi possiede milioni di follower, un seggio parlamentare o un microfono televisivo dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro.

La politica italiana non ha inventato l’antivaccinismo, ma troppe volte gli ha prestato il microfono.

E adesso è troppo comodo fare finta che quella voce sia arrivata dal nulla.

Alan Paul Panassiti


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