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TRUMP HA TROVATO LA CURA PER L’AUTISMO: TORNARE INDIETRO DI TRENT’ANNI

 


Quando una bufala nata da uno studio fraudolento arriva alla Casa Bianca e diventa politica sanitaria, il problema non è più soltanto il complottismo. È il complottismo con il potere esecutivo.

Donald Trump ce l'ha fatta.

Ci sono voluti quasi trent'anni, milioni di bambini studiati, decine di ricerche epidemiologiche, revisioni sistematiche, quattro valutazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e una delle più spettacolari demolizioni scientifiche della storia della medicina.

Ma alla fine siamo tornati lì.

Vaccini e autismo.

La bufala che non muore mai.

È come quei cattivi dei film horror che hai visto decapitare, bruciare e precipitare da un palazzo e che, quando ormai partono i titoli di coda, riaprono un occhio.

Solo che stavolta l'occhio lo ha riaperto nello Studio Ovale.

Il 10 agosto 2026 Trump ha firmato un ordine esecutivo dal titolo meravigliosamente orwelliano: “Delivering Gold Standard Childhood Vaccine Recommendations for Americans”.

“Gold Standard”.

Perché evidentemente se scrivi Gold Standard davanti a una decisione, la scienza si materializza automaticamente.

Il documento stabilisce una nuova classificazione delle vaccinazioni pediatriche: undici malattie rimangono comprese nelle raccomandazioni universali; altre vaccinazioni vengono destinate ai gruppi considerati ad alto rischio oppure alla decisione condivisa tra medico e famiglia. L'ordine invita inoltre gli Stati a rivedere i propri requisiti vaccinali.

Ma la parte veramente straordinaria arriva dopo.

L'ordine afferma che, non appena saranno disponibili i prodotti necessari, morbillo, parotite e rosolia dovrebbero essere somministrati attraverso tre vaccini separati anziché con l'MMR combinato.

E non basta.

Dice anche che, «nella massima misura possibile», le vaccinazioni pediatriche dovrebbero essere somministrate in visite mediche separate.

Fantastico.

Abbiamo appena inventato la medicina omeopatica delle vaccinazioni:

una punturina oggi, una tra un po', un'altra quando Mercurio esce dal Sagittario e magari il morbillo nel frattempo aspetta educatamente fuori dalla porta.

C'è soltanto un piccolissimo inconveniente.

LA SCIENZA DICE ESATTAMENTE IL CONTRARIO

Il CDC spiega da anni che somministrare più vaccini nella stessa visita è sicuro.

Non è una teoria inventata da Big Pharma durante una cena satanica a Davos.

I vaccini vengono studiati anche in relazione alle altre vaccinazioni previste alla stessa età. Le evidenze disponibili non mostrano che ricevere più vaccini contemporaneamente provochi problemi cronici di salute; inoltre la somministrazione nella stessa visita permette di proteggere prima il bambino e riduce il rischio di ritardi o vaccinazioni mancate.

L'American Academy of Pediatrics, dopo l'ordine di Trump, è stata ancora meno diplomatica: lo ha definito non scientifico e pericoloso.

E ha ricordato un dettaglio abbastanza comico: negli Stati Uniti i vaccini singoli contro morbillo, parotite e rosolia che Trump vorrebbe separare non sono disponibili dal 2009.

Quindi siamo a questo livello.

Prima decidiamo la politica sanitaria.

Poi, eventualmente, cerchiamo i prodotti necessari per applicarla.

È il metodo IKEA applicato alla medicina:

abbiamo già montato il mobile, adesso vediamo se nella scatola c'erano le viti.


E POI, NATURALMENTE, C'È L'AUTISMO

Ed eccoci al cuore della faccenda.

Durante la presentazione dell'ordine, secondo l'American Academy of Pediatrics, esponenti dell'amministrazione hanno nuovamente suggerito un rapporto tra vaccinazioni e autismo, benché l'autismo non compaia nel testo dell'ordine stesso.

Ed è importante distinguere le due cose.

L'ordine esecutivo non dice che i vaccini causano l'autismo.

La retorica politica che lo accompagna, invece, continua a riportare in vita quella suggestione.

E qui bisogna essere estremamente precisi.

Non siamo davanti a una controversia scientifica nella quale metà degli studi sostiene una cosa e metà sostiene l'altra.

Non siamo al 1998.

Non siamo nemmeno al 2008.

Siamo nel 2026.

Nel dicembre 2025 il Global Advisory Committee on Vaccine Safety dell'OMS ha riesaminato la letteratura scientifica pubblicata dal 2010 all'agosto 2025: 31 studi provenienti da diversi Paesi.

Conclusione:

nessuna relazione causale tra vaccini e disturbi dello spettro autistico.

Era la quarta grande revisione dell'argomento da parte dell'OMS, dopo quelle del 2002, 2004 e 2012.

Non solo MMR.

Sono stati riesaminati anche tiomersale e adiuvanti contenenti alluminio.

Ancora niente.

Nessuna prova credibile che provochino autismo.

A questo punto non siamo più davanti a una domanda scientificamente nuova.

Siamo davanti alla versione epidemiologica di:

«Sì, però secondo me la Terra potrebbe essere piatta. Avete controllato anche giovedì?»


TUTTO COMINCIÒ CON DODICI BAMBINI

La storia, per chi l'avesse dimenticata, nasce nel 1998.

Andrew Wakefield e colleghi pubblicarono su The Lancet un lavoro basato su appena dodici bambini, dal quale prese forza l'ipotesi di un collegamento tra vaccino MMR e autismo.

Quello studio non dimostrava causalità già allora.

Successivamente emersero problemi gravissimi e il lavoro venne ritirato.

L'OMS oggi lo definisce esplicitamente errato e fraudolento e ricorda che l'autore perse la licenza medica.

Nel frattempo la domanda scientifica, giustamente, fu presa sul serio.

E vennero fatti gli studi.

Ancora.

E ancora.

E ancora.

Le National Academies statunitensi già nel 2004 concludevano che l'insieme delle evidenze epidemiologiche portava a respingere l'ipotesi di un rapporto causale sia tra MMR e autismo sia tra vaccini contenenti tiomersale e autismo.

Poi sono arrivati altri studi.

Altre popolazioni.

Altri Paesi.

Altri milioni di dati.

E siamo ancora qui.

È probabilmente una delle poche bufale della storia per la quale l'umanità abbia speso più energie a dimostrare che è falsa di quante ne siano servite per inventarla.


«MA UNA VOLTA C'ERANO MENO VACCINI E MENO AUTISTICI»

Ed ecco il ragionamento apparentemente irresistibile.

Una volta venivano diagnosticati molti meno casi di autismo.

Una volta si facevano meno vaccinazioni.

Quindi?

Vaccini → autismo.

Magnifico.

Con lo stesso metodo possiamo dimostrare che Internet provoca l'autismo, perché negli anni Cinquanta non esisteva Internet e venivano diagnosticati molti meno casi.

Oppure gli smartphone.

Netflix.

Amazon.

Le consegne di sushi.

I SUV.

Il Wi-Fi.

I Pokémon.

Il numero di satelliti nello spazio.

La quantità di avocado venduti nei supermercati.

Tutte cose aumentate insieme alle diagnosi di autismo.

Si chiama correlazione temporale.

Non causalità.

Altrimenti potremmo abolire Instagram per curare il diabete semplicemente trovando due grafici che salgono contemporaneamente.

L'aumento delle diagnosi di disturbo dello spettro autistico è un fenomeno reale e complesso che merita ricerca seria.

Ma proprio perché è serio non può essere trasformato nel gioco televisivo:

«Indovina il colpevole che piace di più al mio elettorato».


E MENTRE DISCUTIAMO DEL 1998, IL MORBILLO È NEL 2026

C'è poi un particolare che rende tutta questa storia ancora più grottesca.

Mentre la Casa Bianca decide di ripescare dubbi sui vaccini e propone di dilazionarne maggiormente la somministrazione, negli Stati Uniti il morbillo non è precisamente un ricordo contenuto nei libri di storia.

Al 6 agosto 2026, il CDC registrava 2.465 casi confermati di morbillo negli Stati Uniti dall'inizio dell'anno.

L'American Academy of Pediatrics parla del livello più alto da 35 anni.

Quindi riassumiamo.

Abbiamo una malattia reale.

Abbiamo migliaia di casi reali.

Abbiamo un vaccino reale.

Abbiamo decenni di dati reali sulla sua efficacia e sicurezza.

E davanti a tutto questo la politica americana decide di occuparsi nuovamente del fantasma dell'autismo da vaccino.

È come avere la cucina in fiamme e convocare una commissione per stabilire se il tostapane emetta energie negative.



IL CAPOLAVORO: LA «LIBERTÀ»

Naturalmente tutto viene confezionato con una parola irresistibile:

scelta.

Scelta dei genitori.

Autonomia.

Libertà.

Consenso informato.

Concetti sacrosanti.

Peccato che il consenso possa essere veramente informato soltanto quando l'informazione è corretta.

Se io ti dico:

«Decidi liberamente se vaccinare tuo figlio, però forse i vaccini provocano autismo, magari somministrarne diversi insieme è pericoloso e forse sarebbe meglio separarli»,

non sto semplicemente aumentando la tua libertà.

Sto modificando la percezione del rischio sulla quale eserciterai quella libertà.

Ed è esattamente per questo che le parole pronunciate da un presidente contano immensamente più del post Facebook di zio Mimmo.

Zio Mimmo può scrivere che sua cugina dopo AstraZeneca riceve Radio Maria attraverso un molare.

Il presidente degli Stati Uniti dispone di dipartimenti federali, agenzie sanitarie, finanziamenti pubblici e ordini esecutivi.

La differenza non è nella qualità della teoria.
È nella potenza dell'altoparlante.


IL PROBLEMA NON È TRUMP CHE FA IL MEDICO

Trump può avere qualsiasi opinione.

Può preferire tre vaccini separati.

Può pensare che siano troppi.

Può credere che vadano distanziati.

Può anche pensare che il pancreas sia un'isola delle Canarie.

Il problema comincia quando un'opinione presidenziale entra nella politica sanitaria senza che esistano nuove evidenze robuste che giustifichino il cambiamento.

Ed è precisamente l'obiezione dell'American Academy of Pediatrics:

«There is no new evidence to justify significant changes to childhood immunization guidance.»

Non ci sono nuove prove che giustifichino cambiamenti così importanti, sostiene l'AAP, ricordando che decine di studi su milioni di persone non hanno trovato alcun collegamento tra vaccinazioni e autismo.

Questo è il punto.

Non è:

«Bisogna credere ciecamente nei vaccini».

La scienza non richiede fede.

Bisogna continuare a studiarli.

Sorvegliarne gli eventi avversi.

Modificare le raccomandazioni quando cambiano epidemiologia, prodotti disponibili, rapporto rischio-beneficio o nuove evidenze.

È esattamente quello che la farmacovigilanza dovrebbe fare.

Ma se dopo decenni di studi vuoi sostenere nuovamente una relazione vaccini-autismo, l'onere della prova è tuo.

Devi portare nuove evidenze straordinarie.

Non:

«Una volta facevano meno vaccini e c'erano meno diagnosi».

Quello non è uno studio epidemiologico.

È una conversazione al bar con l'Air Force One parcheggiato fuori.


LA VERA VITTORIA DEI COMPLOTTISTI

Ed è questo, forse, l'aspetto più inquietante.

Per vent'anni abbiamo pensato al complottismo come a qualcosa ai margini.

Forum.

Blog.

Gruppi Facebook.

Video girati dentro automobili.

Tizi che fotografavano il cielo e chiedevano perché «non cielo dicono».

Il problema del 2026 è diverso.

Il complottismo non deve più necessariamente conquistare la scienza.
Gli basta conquistare il potere.

Non deve pubblicare uno studio migliore.

Non deve confutare quelli esistenti.

Non deve spiegare perché decine di studi su milioni di persone sarebbero sbagliati.

Può semplicemente trasformare un sospetto in una piattaforma politica.

Ed ecco il paradosso finale.

Per decenni ci hanno raccontato:

«Fate le vostre ricerche».

Le abbiamo fatte.

Letteralmente.

Le hanno fatte università, epidemiologi, pediatri, sistemi sanitari nazionali, organismi indipendenti e ricercatori di mezzo pianeta.

L'OMS ha appena riesaminato altri 31 studi e ha concluso nuovamente che i vaccini non causano autismo.

Risposta?

Rifacciamo le ricerche finché non esce la risposta che volevamo.

Questo non è scetticismo.

Lo scetticismo scientifico cambia opinione quando cambiano le prove.

Questo è il contrario:

cambiare continuamente processo, domanda e criteri finché le prove non cambiano opinione.


BENVENUTI NELLA MEDICINA MAGA

Dunque eccoci nel 2026.

Abbiamo sequenziato il genoma umano.

Usiamo terapie cellulari.

Possiamo modificare geneticamente cellule per curare alcune malattie.

Costruiamo vaccini in pochi mesi.

L'intelligenza artificiale studia strutture proteiche.

E la più potente amministrazione del pianeta torna a domandarsi se il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia provochi l'autismo.

Quasi trent'anni dopo Wakefield.

Dopo la ritrattazione.

Dopo milioni di bambini studiati.

Dopo quattro revisioni dell'OMS.

Nel mezzo della peggiore annata americana per il morbillo da decenni.

Non siamo tornati al Medioevo.

Il Medioevo almeno aveva una scusa:

non aveva PubMed.

Noi abbiamo tutta la conoscenza scientifica del mondo dentro un telefono.

Abbiamo semplicemente deciso che, quando la risposta non ci piace, possiamo continuare a scorrere finché non troviamo quella giusta.

E adesso quella tecnica ha raggiunto la Casa Bianca.



Make America Google Again.

Alan Paul Panassiti

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