"Erano 45.000 spettatori entusiasti a vedere la strepitosa Atalanta stendere in casa, nell'andata degli ottavi di Champions League, il Valencia per 4-1. Una festa in campo e fuori con i tifosi delle due squadre gemellati a fine gare bere una pinta di birra dallo stesso bicchiere..."
Ormai è quasi certo che quell'evento, datato 19 Febbraio 2020, sia stato il detonatore di una bomba epidemiologica che ha causato le stragi di morti per corona-virus a Bergamo e Brescia.
Molti dei padri e nonni che quella partita l'hanno vissuta o da spettatori o live, e in alcuni casi anche dei testimoni oculari di quella partita disputata a San Siro in tempi non sospetti (Codogno sarebbe precipitata sulla nostra vita pochi giorni dopo...) ora non ci sono più. Infettati, inconsapevolmente sia chiaro, da quell'orda entusiasta di bandiere nerazzurre che ha riempito la città di Milano quella sera.
Metropolitane, piazza Duomo, tram pieni, autobus stracolmi: altro che assembramento, era l'incubo che, in maniera del tutto infida e perfido nel suo estrinsecarsi, stava per diventare una bomba che avrebbe fatto quello che è purtroppo è accaduto.
"I nonni che non vedevano l'ora di farsi raccontare da noi nipoti le gesta degli uomini di Gasperini, così impavidi ed eroici, non sapevano che quei cantastorie di calcio stavano per essere l'arma carica che li avrebbe spazzati via. Non avrebbero mai immaginato tale tragedia, perché quella sera stavamo tutti bene in quello stadio. C'era calore, si stava bene insieme uno vicino all'altro. Ci si strabuzzava gli occhi, si piangeva dall'emozione. Era gioia pura. Una gioia beffarda e funesta col senno di poi..."
Da quel giorno, anzi da quella notte con l'inno della Champions League che da li a qualche giorno sarebbe stato sostituito da canzoni di Rino Gaetano cantate a squarciagola in tristi balconi pieni di paura, il virus si è insinuato silente tra sciarpe e bandiere bergamasche e valenciane.
E siccome #Bergamononsiferma gli errori si sono susseguiti, le fabbriche rimaste aperte perchè #Bergamomolamia e si doveva lavorare,e il non fare una zona di contenimento rossa hanno completato l'opera dell'atroce destino figlio di quella notte piena di stelle.
E mentre i muratori bergamaschi continuavano a ristrutturare, in maniera del tutto incomprensibile e arbitraria e senza nessun divieto, le case dei ricchi milanesi portando con se asintomaticamente il virus dei mancati dinieghi a fare tutto ciò, la gente moriva.
E una notte di qualche giorno di galera fa, mentre #iostoacasa come tanti altri, in uno dei tanti momenti di insonnia attaccati a un cellulare, sono spuntati camion militari a bruciare la memoria di quei nonni che l'avevano vista in tv quella partita e che se la erano fatti raccontare il giorno dopo dai figli o nipoti che quel match l'avevano visto davvero: il loro contagioso entusiasmo era diventato funesto. Ma non potevano saperlo.
"L'Uefa, ormai messa alle strette, ha fermato lo scempio di stadi pieni e competizioni potenziali bombe epidemiologiche. Si è arresa l'economia subdola di sponsor e club per i quali lo spettacolo doveva continuare. Era solo una stupida influenza quella, quando mai per un colpo di tosse si dovevano chiudere gli stadi? The show must go on..."
O forse The show must go home with the virus...
Ma questa è un'altra storia, stretta però a quei crimini commessi da coloro che pensano che prima venga l'economia e non la salute.
Andrà tutto bene, ma certe scelte andranno punite quando tutto ciò sarà finito.
Per non dimenticare!
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